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2020-07-10 20:36

Le commissioni industria e ambiente del Senato chiedono un sistema di tassazione diretta del carbonio presente nei prodotti

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Le commissioni riunite industria e ambiente del Senato hanno approvato una risoluzione sulla proposta di regolamento della Commissione Ue sulla governance dell'Unione dell'energia – relatori Francesco Scalia e Laura Puppato del Pd - che oltre a fare riferimento agli strumenti specifici della nuova governance fornisce anche indicazioni al governo su alcune linee da tenere in considerazione nella preparazione della nuova Strategia energetica nazionale.

In particolare, per quanto riguarda la decarbonizzazione, la risoluzione e include anche la proposta di una imposta sull’intensità carbonica dei prodotti, l’Imposta sulle Emissioni Aggiunte (ImEA), avanzata dagli Amici della Terra, osservando che “il sistema ETS (il sistema europeo di scambio di quote di emissione) non si è dimostrato capace di saper orientare – in senso virtuoso ed ecocompatibile – i grandi emettitori europei di CO2 verso l’efficienza energetica e un maggiore impiego di energie rinnovabili. La previsione di una riserva stabilizzatrice – già contenuta nella proposta di revisione del sistema ETS – porterà ad un aumento del prezzo delle quote di emissione con il rischio di una asimmetria competitiva tra le imprese energivore europee e quelle extra Unione europea. La soluzione potrebbe essere identificata applicando un sistema di tassazione diretta del carbonio presente nei prodotti, in modo da rendere chiara l’applicazione di una fiscalità ecologica. Infatti, fino a che il sistema ETS rimarrà uno strumento limitato ai confini europei, la soluzione della riserva stabilizzatrice proposta dalla Commissione europea avrebbe soltanto l’effetto di rendere ancora più competitivi i prodotti altamente emissivi dei Paesi extra UE, con un ulteriore effetto delocalizzativo della produzione industriale al di fuori dei confini europei (Carbon Leakage)”.

Insieme a questa indicazione di un sistema di tassazione diretta del carbonio presente nei prodotti, però, la risoluzione chiede anche, in modo contradditorio, di rivedere il valore dato alle emissioni in atmosfera affermando che “l’Italia dovrà correggere con urgenza alcune distorsioni presenti nel mercato nazionale, inserendo nella nuova Strategia energetica nazionale un cambio di passo sulle incentivazioni alle fonti fossili, rivedendo anche – come ha già fatto la Francia – il valore dato alle emissioni inquinanti in atmosfera”.

Vale la pena di notare anche che, in realtà, la Francia non ha fatto quel che si afferma nella mozione. Infatti, un anno fa  Il presidente della Repubblica, François Hollande, e il ministro dell’Ecologia, Ségolène Royal, avevano annunciato la decisione unilaterale della Francia di fissare un prezzo alle emissioni di carbonio, in modo da penalizzare il ricorso al carbone e favorire il gas, vista la scarsa efficacia del sistema europeo di scambio delle emissioni. Il provvedimento avrebbe dovuto entrare in vigore dal 1° gennaio 2017, prevedendo un corridoio, cioè un prezzo base del carbonio intorno ai 30 euro per tonnellata e un prezzo massimo. In ottobre, invece, il governo francese ha fatto marcia indietro, perché Commissione Ue avrebbe potuto contestare il provvedimento, giudicandolo un aiuto di Stato illegittimo, in quanto avrebbe favorito alcuni produttori di energia rispetto ad altri.