Oggi:

2017-12-17 03:06

L’Economia Circola, lo Stato Frena

RICICLO DELLA CARTA

di: 
Assocarta

L’industria cartaria italiana, con tre riconversioni ormai prossime all’avvio, è pronta a riciclare la quasi totalità della carta proveniente dalla raccolta differenziata nazionale, in coerenza con l’obiettivo ambientale di chiudere il cerchio, reimpiegando così la materia prima secondo il principio di prossimità. L’ostacolo però è nell’impossibilità di smaltire gli scarti, così come accade negli altri paesi europei, dove il recupero energetico dello scarto rappresenta una Best Available Technique (BAT).

Il consumo di carta da riciclare in Italia

Nel 2016, l’industria cartaria italiana ha impiegato 4,9 milioni di tonnellate di carta da riciclare, a fronte di una raccolta nazionale, stimata dalla raccolta apparente (consumo rilevato da Istat presso le imprese + export – import), di circa 6,5 milioni di t.

Con tale livello di impiego, l’Italia è il quarto utilizzatore di carta da riciclare in Europa:

Come si è distribuito tale utilizzo tra i diversi comparti produttivi del settore?

Il 92% della domanda nazionale di tale materia prima proviene dal settore dell’imballaggio, principalmente dalle cartiere che realizzano carte per cartone ondulato (54% del totale) impiegando esclusivamente questa materia prima fibrosa (tasso di utilizzo del 112,2%).

Il 66% degli impieghi di carta da riciclare di questo comparto è costituito da ‘Ondulati e Kraft’, il 30% circa da ‘Qualità miste’.

Quali provenienze delle diverse tipologie di carta da riciclare?

La raccolta nazionale (oltre 6,5 milioni di t) eccede ampiamente (circa 1,6 milioni di t) il fabbisogno interno di carta da riciclare, e la quota più rilevante di tale esubero (1,3 milioni di t) riguarda le qualità Ondulati e kraft; importante l’eccedenza che si riscontra anche per il giornalame. Si tratta di tipologie di materia prima che vengono reimpiegate oltre confine, esponendo il settore a criticità legate agli andamenti dei prezzi e, in alcuni casi, alla pronta disponibilità in loco di volumi, variabili ormai dipendenti dagli andamenti del mercato globale e dalle politiche di approvvigionamento di Paesi asiatici, quali la Cina, principale destinazione dell’export italiano di carta da riciclare (54% dei volumi esportati dall’Italia). Nel complesso l’area asiatica ha assorbito nel 2016 oltre il 67% dei volumi esportati dall’Italia, pari a quasi un quarto della raccolta italiana, ma tale quota ha spesso rasentato il 70%.

Per le qualità ondulati e kraft la quota diretta verso l’area asiatica (1,2milioni di t) rappresenta il 90% del nostro export, di cui 1 milione di t verso la Cina.

I progetti di riconversione in corso in Italia, ovvero

- PROGEST – Mantova (Lombardia): 550.000 t – start up previsto entro 2018

- BURGO – Avezzano (Abruzzo): 200.000  t – start up entro 2017

- BURGO – Duino (Friuli): 200.000  t – non ancora confermato

porteranno la produzione nazionale di carte e cartoni per cartone ondulato intorno a 3,1/3,2 milioni di t/anno, volume che giungerà a soddisfare tra il 79-82% della domanda interna di tali prodotti, contribuendo a ridurre i flussi di import.

Le riconversioni già in essere consentiranno una chiusura del ciclo in Italia in un’ottica di economia circolare e di valorizzazione del riciclo di prossimità. Infatti, i maggiori volumi di carta da riciclare che saranno assorbiti da questi nuovi impianti (oltre 1 milione di t/anno) saranno soddisfatti dal materiale raccolto a livello nazionale (riciclo di prossimità). La minore esportazione di materia prima (carta da riciclare) avrà l’effetto di rendere il mercato nazionale meno soggetto alle altalenanti politiche di approvvigionamento oggi attuate da grosse realtà in Asia, ma soprattutto consentirà di mantenere la catena del valore in Italia.

La capacità di riciclo installata (con le tre riconversioni sopra indicate) contribuirà a chiudere il gap tra raccolta ed export in coerenza con l’obiettivo ambientale di chiudere il cerchio, reimpiegando così la materia prima secondo il principio di prossimità. Crescerà quindi la quantità degli scarti derivanti dal processo di riciclo della carta.

 

Gli scarti del riciclo. Un’occasione persa, un freno alla competitività del settore

Dalla raccolta urbana della carta in Italia deriva il primo materiale in quantità (oltre 3 milioni di tonnellate nel 2015 su un totale di 6,3 milioni di t di carta raccolta) con un tasso di riciclo dell’80% nel settore dell’imballaggio. In Italia, ogni minuto, vengono riciclate 10 tonnellate di carta!

Nel settore della carta e del cartone, dal processo di riciclo in particolare, si genera uno scarto, comunque minimo rispetto al rifiuto evitato grazie al riciclo della carta, il cui recupero energetico è una Best Available Technique (BAT) a livello UE.

In Italia, uno degli ostacoli al riciclo (oltre che all'aumento della capacità di riciclo) è proprio la difficoltà di gestione di questi scarti che, pur ricchi di energia, continuano a finire nelle discariche, che sono sempre meno, per:

- l'impossibilità da parte imprese italiane di installare questo tipo di impianti all’interno dei propri siti produttivi;

- la mancanza, all’esterno dei siti produttivi, di infrastrutture sufficienti per recuperare energeticamente le quantità di scarto di pulper  generate dall’industria del riciclo.

Un evidente limite alla “circolarità” e un enorme spreco di risorse e di energia che i nostri concorrenti europei non fanno.

Per recuperare 300 mila tonnellate di scarti di riciclo (nulla di fronte ai circa 5 milioni di t di carta riciclata ogni anno dal settore, un rapporto tra 1:18) c'è solo un impianto di termovalorizzazione dedicato in Umbria, mentre un secondo impianto in Lombardia non è utilizzato in maniera costante anche perchè le capacità di recupero energetico sono utilizzate per i rifiuti urbani provenienti da Regioni che non hanno saputo dotarsi di un'impiantistica adeguata.

D’altro canto, le Amministrazioni  contrarie al recupero energetico, dovranno, a questo punto, continuare ad autorizzare discariche.

Una situazione semplicemente inadeguata.

I nostri concorrenti europei hanno invece impianti a piè di fabbrica, oppure conferiscono in impianti di termovalorizzazione o in altri impianti industriali (cementifici).

È necessario che l’Italia attui le norme che consentono di recuperare energia dagli scarti del riciclo, nella consapevolezza che questa è una delle condizioni indispensabili per:

- contribuire alla de carbonizzazione;

- ridurre lo svantaggio competitivo oggi esistente tra l’industria nazionale e i suoi competitori nella UE.

- infine, ma non meno importante, dare piena attuazione ai principi dell'Economia Circolare.

Per esempio, alcune norme sono contenute nel “Codice dell’ambiente” (Decreto legislativo n. 152/2006), il cui art. 199, comma 3, lettere g) ed m) inserisce tra i contenuti previsti nei piani regionali di gestione dei rifiuti:

- il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani (....) , nonché ad assicurare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti speciali in luoghi prossimi a quelli di produzione al fine di favorire la riduzione della movimentazione di rifiuti;

- le iniziative volte a favorire il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero dai rifiuti di materiale ed energia, ivi incluso il recupero e lo smaltimento dei rifiuti che ne derivino.

Si tratta di norme previste dalla legislazione nazionale, ma che devono essere attuate a livello regionale.

In assenza di qualsiasi azione, il rischio sempre più vicino è che si blocchi la produzione, quindi il riciclo della carta e conseguentemente la raccolta differenziata della carta su suolo pubblico (e su quello privato) in Italia.

Né il Paese né l'industria della carta vogliono questo, ma l'inerzia può andare oltre le peggiori aspettative.

 

Qualche considerazione finale

L’industria cartaria italiana ha avviato un ciclo positivo di investimenti, in cui spiccano alcune riconversioni come quella di Pro-Gest a Mantova, Burgo ad Avezzano e a Duino.

In un’ottica di economia circolare e di sviluppo sostenibile tali riconversioni sono il grado di trasformare in prodotto finito la carta da riciclare che, raccolta in Italia oggi, non viene riciclata ma viene esportata percorrendo migliaia e migliaia di chilometri.

Queste tre riconversioni sarebbero in grado di determinare un sostanziale riequilibrio del mercato italiano per quanto concerne la richiesta di carte e cartoni da parte del settore cartotecnico.

Resta da affrontare, con ancora più urgenza e finalmente in maniera strutturale, il tema del recupero degli scarti di riciclo.

Sotto questo aspetto il Ministero dell'Ambiente, nell'ambito delle  competenze  ex-art. 199, ha senz'altro quelle di indirizzo e coordinamento per l'attuazione della parte Quarta del Dlgs 152 e la definizione di linee guida per il recupero energetico dei rifiuti.

In questa direzione,  un'azione di coordinamento del Ministero e, quindi, di sollecitazione delle Regioni potrebbe stimolare una maggiore attività sul tema del recupero degli scarti del riciclo proprio per rafforzare le politiche di Economia Circolare.

*ASSOCARTA, l’Associazione Nazionale fra gli Industriali della Carta, Cartoni e Paste per Carta, venne fondata l’11 maggio del 1888 con l’obiettivo di “tutelare l’industria e il commercio cartaceo italiano” (www.assocarta.it).

L’Associazione, aderente a Confindustria, ha oggi lo scopo di coordinare e promuovere gli interessi di ogni settore dell’industria cartaria in cui operino le imprese associate, e di tutelarli sia a livello nazionale che europeo attraverso CEPI, la Confederazione Europea dell’Industria Cartaria (www.cepi.org), di cui è socio fondatore.

I soci di Assocarta coprono oltre l’85% della produzione italiana del settore che è composto da 122 imprese, per un totale di 154 stabilimenti e circa 19.500 addetti diretti e altrettanti nell’indotto (dati 2016).

L’industria cartaria italiana si posiziona al quarto posto a livello europeo, dopo Germania, Svezia e Finlandia, con una produzione di carte e cartoni di 8,9 milioni di tonnellate realizzate nel 2016. Il fatturato complessivo è stato di 7 miliardi di Euro, proveniente per oltre il 53% da esportazioni, dirette in larga parte verso i mercati europei.