Oggi:

2017-12-17 03:02

Difendere l’Ambiente e la Bolletta

IX CONFERENZA NAZIONALE SULL’EFFICIENZA ENERGETICA

di: 
Monica Tommasi

Pubblichiamo la relazione con cui Monica Tommasi, Presidente degli Amici della Terra ha aperto i lavori della la IX Conferenza nazionale per l’efficienza energetica, organizzata il 27 e 28 novembre 2017, a Roma, presso l’aula Adalberto Libera del Dipartimento di  Architettura all’ex mattatoio di Testaccio. L’evento ha visto la partecipazione di oltre 60 relatori in rappresentanza di istituzioni, imprese ed esperti che hanno dibattuto, alla presenza di una qualificata platea di oltre 250 partecipanti. Tutti gli interventi, già pubblicati in diretta streaming sulla pagina Facebook degli Amici della Terra e sul sito di Radio Radicale, in aggiunta alla pubblicazione di brevi interviste e sintesi su twitter (@amicidellaterra), sono disponibili sulla pagina web del sito dell’Associazione dedicata alla Conferenza www.amicidellaterra.it/nonaefficienza

Dall’anno scorso la campagna per l’efficienza energetica si chiama #primalefficienza perché vogliamo che diventi virale non solo su twitter ma nelle azioni e nelle politiche dell’energia. Pensiamo che l’efficienza debba venire prima di ogni altra misura perché l’efficienza è la misura migliore per perseguire obiettivi di sostenibilità ambientale e contenere i costi, come dice il titolo di questa conferenza, per difendere l’ambiente e la bolletta.

Ma è lo stesso trend del progresso tecnologico ed, in particolare, la digitalizzazione di produzione, distribuzione, commercio e consumo dell'energia a dirci che l'efficienza è un dato strutturale dello sviluppo del paese, come è stato in passato e deve tornare ad essere per il futuro.

Purtroppo non abbiamo trovato ascolto nella nuova strategia energetica nazionale (SEN) e l’efficienza non è più una priorità. Si dirà che gli investimenti in efficienza energetica e rinnovabili possono convivere. Questo lo pensiamo anche noi, ma non è quello che succede nella realtà. Si dirà che la SEN indica per l’efficienza la parte maggiore degli investimenti che si intendono attivare. Ma questa è una dichiarazione virtuale:  chissà quando, chissà come e pagato da chi.

Quello che invece conta per davvero e succede nella realtà, è il fatto che nel 2016 gli oneri per le sole rinnovabili elettriche sono stati 14,4 miliardi che, sommati ai costi indotti dall’uso delle rinnovabili non programmabili, sono diventati 16 miliardi, solo per sussidiare appena 65,5 TWh su un consumo elettrico interno lordo di circa 322 TWh. Questi sussidi continueranno a pesare sulle bollette fino e oltre il 2030, per circa 230 miliardi di euro complessivi per incentivare, in media, la produzione di appena il 20% dell'energia elettrica consumata in Italia che, a sua volta, costituisce poco più del 20% del totale dei consumi finali di energia.

Si tratta, forse, del più consistente programma di sussidi del dopoguerra, in favore di una ristretta cerchia di imprese che hanno importato gran parte delle tecnologie e dei componenti. In confronto a queste cifre, alla promozione dell’efficienza energetica sono arrivati spiccioli. In particolare, negli ultimi due anni, lo strumento principale per l’efficienza energetica, quello dei certificati bianchi, è stato ridotto in una condizione di pesante crisi, nella disattenzione di governo e parlamento, nonostante l'ottimo rapporto costo/beneficio di questo meccanismo sperimentato negli scorsi anni, come ha documentato Nino Di Franco nella relazione che gli abbiamo chiesto.

Nonostante questo, e nonostante il ministro Calenda, appena tre mesi fa,  abbia dichiarato che "la scelta (degli incentivi esagerati) fatta (negli anni scorsi) con le rinnovabili elettriche è stata una scelta dissennata",  la SEN 2017 ripropone lo stesso approccio tanto criticato, dando evidenza agli obbiettivi per le sole rinnovabili elettriche e, in particolare, per quelle non programmabili, ben oltre quello che ci chiede l’Europa. Di fatto, anche se dichiara di non prevedere incentivazioni, pone le premesse per nuovi costi a carico di famiglie e imprese.

Inoltre, a fronte del problema ambientale posto da eolico e fotovoltaico, quello dell’occupazione del suolo, la Sen si preoccupa di chiedere che le norme di tutela del paesaggio siano “ammorbidite”. Triplicando gli attuali impianti installati di fotovoltaico e raddoppiando quelli di eolico infatti, raddoppierà anche il sacrificio di ulteriori territori, fra i più belli e delicati del nostro Paese, per conseguire in pochi anni un incremento di 15 punti percentuali nel solo comparto elettrico che si tradurrà in appena il 4% di contributo sul fabbisogno energetico complessivo.

Consideriamo un errore rimuovere il divieto di incentivazione del fotovoltaico a terra, anche perché il fotovoltaico ha un grande potenziale sui tetti degli edifici residenziali e industriali ma, su questo, occorre che la regolazione sia più rigorosa. Non meno.

Si dirà: ce lo chiede l’Europa. Non è vero. Le politiche energetico-climatiche dell'Europa per il 2030 sono basate su un approccio flessibile, non prevedono più obiettivi obbligatori di fonti rinnovabili per i singoli stati membri, e offrono quindi la possibilità di impostare il Piano energia e clima 2030, privilegiando lo sforzo su obiettivi qualificati di miglioramento dell’efficienza energetica da raggiungere con politiche semplici e concrete, in grado di mobilitare la gran parte dei cittadini. 

Ma il nostro, tradizionalmente, è un contributo positivo e anche questa volta, nonostante la critica, non ci sottraiamo al dovere di proporre soluzioni e riconoscere alcuni punti che condividiamo. Per questo, gli Amici della Terra presentano oggi un documento di proposte per il Piano energia e clima, la cui scadenza è slittata ma su cui è bene iniziare a ragionare subito per avere l’opportunità di favorire correzioni di rotta rispetto alla SEN.

In particolare:

 - riteniamo necessario che il Piano energia e clima ripristini la priorità dell’efficienza energetica (che può essere considerata la prima fonte di energia come ci illustrerà l’intervento del  rappresentante dell’International Energy Agency), indicando strumenti che rendano questa scelta più concreta ed incisiva di quello che è stato fino ad oggi;

-  riteniamo insostenibili le proposte che considerano il valore complessivo dell’attuale spesa annua per l’incentivazione delle fonti rinnovabili a carico delle bollette (componente A3 degli oneri di sistema) come un fondo rotativo vincolato allo sviluppo delle rinnovabili elettriche. L’eventuale (e parziale) nuovo ricorso all’addebito in bolletta deve essere destinato alla ricerca, alla promozione dell’efficienza energetica e delle rinnovabili termiche;

 - riteniamo necessario un vero rilancio dello strumento dei certificati bianchi che superi l’attuale impostazione che oggi, anche con le nuove linee guida, risulta inadeguata per il raggiungimento degli obiettivi 2030. Ne parlerà Dario di Santo nella sua relazione. Noi proponiamo di verificare due linee di intervento: la prima riguarda il trasferimento degli obblighi dai distributori ai venditori e la seconda il superamento del contributo a carico delle bollette per finanziare il meccanismo;

- condividiamo il target di riduzione dell’intensità energetica primaria del 35% nel 2030 rispetto al livello del 2010, indicato dagli scenari della nuova SEN come obiettivo di miglioramento dell’efficienza energetica ma è necessario che esso sia chiaramente collegato alla crescita di competitività del Paese. Per fare questo, gli strumenti di intervento devono essere funzionali agli obiettivi settoriali di miglioramento dell’efficienza energetica nei diversi settori di consumo finale dell’energia, definiti attraverso specifici indicatori. Le nuove politiche per l’efficienza energetica dovranno imperniarsi sui tre principali aggregati di consumo dell’energia: quelli dell’industria, quelli degli edifici (residenziali e terziario) e quelli dei trasporti;

- per la promozione dell’efficienza energetica nell’industria, è necessario un vero rilancio dello strumento dei certificati bianchi integrato con il programma industria 4.0. Gli investimenti di miglioramento dell’efficienza energetica nei processi produttivi sono uno strumento per rafforzare la competitività. Assumere la riduzione dell’intensità energetica come principale obiettivo costituisce la premessa per un’effettiva integrazione delle politiche ambientali con le politiche industriali;

 - il settore dei trasporti rappresenta un pesantissimo fardello in termini di emissioni di gas climalteranti e di inquinamento atmosferico e, per questo, vanno colte tutte le opportunità di diffusione del vettore elettrico e del gas offerte dall’attuazione della direttiva 2014/947 UE sui combustibili alternativi. Secondo gli Amici della Terra non c’è conflitto tra il ruolo del vettore elettrico e quello del gas. Noi riteniamo che obiettivi 2030 di penetrazione nei trasporti leggeri del 10 % per il vettore elettrico e del 20% per il gas e, nei trasporti stradali pesanti e nei trasporti marittimi, del 30% di gas naturale liquido, favoriranno congiuntamente la diffusione di tecnologie di trasporto più efficienti e meno inquinanti;

 - per quanto riguarda gli edifici residenziali e del terziario consideriamo indispensabile proseguire nell’integrazione degli strumenti di promozione dell’efficienza energetica con quelli per la messa in sicurezza antisismica nel progetto di un vasto programma pluriennale di messa in sicurezza del patrimonio abitativo del paese dai disastri naturali, che il governo ha denominato Casa Italia. Gli interventi sono affini, gli investimenti possono essere sinergici e, da tempo, l’edilizia residenziale è riconosciuta come settore che presenta uno dei maggiori potenziali di risparmio energetico. Se ben impostato, il programma di messa in sicurezza del patrimonio abitativo può attivare risorse ingenti e rappresentare il centro propulsivo della ripresa economica;

 - è essenziale, in un approccio integrato alla promozione dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili termiche, che il Piano energia e clima riconosca in modo chiaro il potenziale di sviluppo delle reti di teleriscaldamento e assicuri adeguati strumenti di promozione superando le incertezze che penalizzano questo settore;

- è necessario un piano di azione per la promozione degli usi efficienti del vettore elettrico nel settore residenziale e della mobilità per valorizzare le sinergie possibili tra la nuova tariffa, lo smart metering e la liberalizzazione del mercato. Ciò implica uno scenario di aumento della penetrazione elettrica dall’attuale 21% al 26% nel 2030, superiore a quanto indicato dallo scenario obiettivo della SEN (24%);

 - a partire dall’impostazione delle politiche per l’efficienza energetica, riteniamo si possa formulare un obiettivo 2030 per l’Italia di penetrazione delle fonti rinnovabili pari al 30%, livello che, insieme a quello qui proposto per l’efficienza energetica, può consentire di raggiungere il target di riduzione dei gas serra. Come potete vedere dalla figura occorre concentrare il massimo sforzo per ridurre i consumi negli usi termici e nei trasporti. Noi proponiamo un obiettivo di FER termiche del 35% (19,4% nel 2015). A questo fine potranno esserci significative sinergie delle politiche di promozione (incentivi e regolazione) con il processo di riqualificazione energetica degli edifici residenziali e del terziario. Sosteniamo per i trasporti un obiettivo FER al 20% (6,4% nel 2014) e un obiettivo di FER elettriche al 35% (33,5% nel 2015) che dovrebbe essere spontaneamente raggiunto nel breve periodo (2020), con un tasso di crescita dello 0,5% annuo, pur cessando le incentivazioni ai grandi impianti per la produzione commerciale;

- rispetto alla proposta della SEN, che punta sul ripotenziamento degli impianti eolici, gli Amici della Terra propongono di privilegiare gli interventi di repowering degli impianti idroelettrici e geotermici.  Si ritiene poco realistica e con elevato impatto ambientale la proposta della SEN di sviluppare un programma di nuovi invasi per ampliare la capacità di pompaggio come sistema di accumulo dell’energia per il sistema elettrico. E’ invece indispensabile che il Piano energia e clima punti su un programma di manutenzione degli invasi idroelettrici esistenti che può ampliare significativamente l’attuale capacità di accumulo anche ai fini della sicurezza del sistema elettrico,

- il Piano energia e clima dovrà valorizzare il recupero energetico in chiave di economia circolare e corretta gestione del ciclo dei rifiuti urbani e speciali. E’ necessario superare l’approccio ideologico che rifiuta di considerare il recupero energetico come parte integrante dell’economia circolare penalizzando le eccellenze dell’industria italiana come il settore cartario,

- è necessario che il Governo dia attuazione alla risoluzione recentemente approvata dalle Commissioni Ambiente e Industria del Senato che ha recepito la proposta degli Amici della Terra di introdurre una Imposta sulle Emissioni Aggiunte (ImEA) basata sull’intensità carbonica dei prodotti che agisca come manovra di fiscalità ambientale tramite la modulazione delle aliquote IVA. Lo strumento della fiscalità ambientale non ha l’obiettivo di aumentare il gettito fiscale ma si prefigge di incentivare le produzioni più pulite e di disincentivare quelle meno pulite, a prescindere dal luogo di produzione dei beni distribuiti in commercio sul mercato europeo. In questo modo sarà possibile avviare un processo virtuoso, anche per l’economia italiana, che consenta di raggiungere nel 2030 l’obiettivo della riduzione del 40% delle emissioni climalteranti rispetto al livello del 1990.

In conclusione, desidero sottolineare che gli Amici della Terra amano il dibattito e le discussioni franche, il confronto tra le diverse posizioni, perché è questo il sale non solo della democrazia ma anche dell’economia. Nel valutare le politiche pubbliche, noi ci siamo dati il compito di attirare sempre l’attenzione sul rapporto costo/beneficio degli interventi: auspichiamo procedure generalizzate di analisi del ciclo di vita dei prodotti per il loro contenuto di CO2 ma anche per i vettori e le fonti energetiche. Non è un impegno facile, sarebbe molto più semplice prendere una bandiera e limitarsi a sventolarla, noi la passiamo al microscopio, arriviamo a delle conclusioni e poi ci esponiamo al dibattito convinti che ne usciremo comunque arricchiti. Anche se spesso ingrata, questa è la cifra della nostra presenza cui non rinunciamo, e con convinzione, richiamiamo gli amministratori pro-tempore della cosa pubblica ai loro doveri di confronto con chi apertamente porta critiche e propone soluzioni alternative.