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2018-01-21 13:09

Alla Camera l’emergenza cotton fioc

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Divieto di vendita dei cotton fioc non biodegradabili a partire dal 2019 e finanziamento di interventi per la promozione della produzione e della commercializzazione dei bastoncini per la pulizia delle orecchie in materiale biodegradabile e compostabile. È quanto prevede un emendamento alla legge di Bilancio 2018 approvato dalla commissione ambiente della Camera, che modifica il testi licenziato dal Senato. Il problema ha fatto irruzione nel dibattito parlamentare con un’interrogazione a risposta immediata del Pd, a cui ha risposto il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, il 6 dicembre, dopo che cinque giorni prima l’Enea aveva presentato il risultato delle proprie attività di ricerca sui rifiuti dispersi in mare e lungo le coste (i cosiddetti marine litter e beach litter).

Secondo gli studi dell’Enea, oltre l’80% dei rifiuti raccolti sulle spiagge italiane, dove è stata stimata la presenza di almeno 100 milioni di cotton fioc, è rappresentato da plastiche. In alcune località sono stati rinvenuti fino a 18 oggetti di plastica per metro quadro. Il 46% degli “oggetti” rinvenuti lungo le spiagge italiane sono frammenti prodotti dalla degradazione delle plastiche, cioè microplastiche che, per le dimensioni inferiori a 5mm, non vengono trattenute dagli impianti di depurazione delle acque reflue.

L’Enea sottolinea che, secondo alcuni studi, sono 700.000 le microfibre di plastica scaricate in mare da un solo lavaggio di lavatrice e 24 le tonnellate di microplastica provenienti dai prodotti cosmetici di uso quotidiano che ogni giorno riversiamo nei mari europei e che entrano nella catena alimentare.

Prodotti di degradazione delle plastiche sono stati rinvenuti infatti anche nel fegato di spigole e microplastiche persino nel sale da cucina: uno studio condotto sul pesce spada, ha evidenziato che nei contenuti stomacali di alcuni esemplari sono stati ritrovati rifiuti marini che riflettono le tipologie di plastiche maggiormente presenti in ambiente marino.

Le attività di ricerca condotte dall’Enea per caratterizzare le plastiche raccolte lungo le spiagge e in mare hanno rilevato che la maggior parte di esse è costituita da polimeri termoplastici come polietilene e polipropilene, che sono materiali riciclabili.

Nell’interrogazione presentata subito dopo alla Camera, i deputati del Pd sino sono dichiarati “preoccupati del fatto che non si dia seguito a quanto previsto dal collegato ambientale sotto questo aspetto”, chiedendo, più in generale, quali siano le iniziative e le strategie del governo in merito. Nella risposta, il ministro Gian Luca Galletti ha ricordato che “già dal 2011 il Ministero ha finanziato i primi studi sull'impatto delle microplastiche sugli organismi marini” e che “l'Italia ha posto la questione globale della spazzatura marina fra i temi centrali del G7 ambiente che si è svolto, a giugno, a Bologna. Nella dichiarazione conclusiva di quel summit, tale impegno è stato riaffermato da tutti gli Stati, confermando il piano d'azione per combattere rifiuti marini ed esprimendo preoccupazione, in particolare, per i rifiuti di plastica e le microplastiche, che rappresentano una vera minaccia della biodiversità globale. In questo ambito, è stata riconosciuta l'esigenza di una riduzione progressiva delle plastiche monouso e delle microplastiche, per evitarne la dispersione nell'ambito marino, anche attraverso la ricerca sui loro sostituti. Su questo l'Italia si è posta da tempo in una posizione avanzatissima, non solo a livello legislativo, ma anche grazie allo sviluppo di un settore come quello della chimica verde, caratterizzato da innovazione e ricerca di soluzioni ambientalmente più sostenibili”.