Oggi:

2020-07-13 16:17

Odissee prevedibili ed evitabili

LA GESTIONE DEI RIFIUTI NELLE CITTÀ ITALIANE (I)

di: 
Francesco Mauro

Primo di una serie, l’articolo introduce a un’analisi della gestione dei rifiuti urbani in Italia. L’individuazione dei dati statistici di base è indispensabile per comprendere le anomalie di questo settore ambientale.

I più recenti dati dell’ISPRA per il 2009 riportano una produzione di rifiuti urbani in Italia pari a 32,1 milioni di tonnellate all’anno, corrispondente a 532 kg per abitante. Si tratta di un dato in linea con quelli degli altri paesi europei (Francia 536 kg, Spagna 547 kg), praticamente invariato rispetto al 2006. E questa sembrerebbe una buona notizia, in quanto negli anni precedenti al 2008 l’incremento annuo aveva toccato punte del 3% (l’ammontare era di 25,9 milioni di tonnellate nel 1995); tuttavia l’andamento potrebbe essere influenzato dalle variazioni del PIL e quindi dalla crisi economico-finanziaria.

Sempre con riguardo alla produzione pro-capite, il dato nazionale esprime le diverse realtà nelle varie aree geografiche (ma omogenee al loro interno): 530 kg nel Nord, 604 nel Centro e 493 nel Sud e Isole. Peraltro questi valori sono spesso influenzati dalla maggiore o minore incidenza, nelle varie regioni, dei rifiuti speciali assimilabili agli urbani, ovvero i rifiuti generati da attività produttive (uffici, esercizi commerciali, ecc.) ma oggetto di raccolta e gestione da parte dei servizi di igiene urbana, e costituenti una parte rilevante del totale.

La tabella seguente riporta poi i valori relativi alla produzione complessiva di rifiuti, suddivisi in base alle categorie previste dall’attuale normativa.

Produzione di rifiuti in Italia nel 2009 (milioni di tonnellate)

Rifiuti Urbani

Rifiuti speciali

Totale

Non pericolosi

Pericolosi

32,1

118,2

10,3

160

Fonte: ISPRA

Va evidenziato che circa la metà dei rifiuti speciali non pericolosi è costituita da rifiuti inerti derivanti da costruzioni e demolizioni. Per i rifiuti diversi dagli urbani, le valutazioni relative agli andamenti nel tempo e il confronto con altri paesi europei non sono altrettanto immediati e certi, essenzialmente per problemi di classificazione e contabilizzazione.

Un altro indicatore fondamentale riguarda la modalità di gestione dei rifiuti urbani. Nell’Unione Europea, essa viene comunemente espressa da una terna di valori percentuali riferiti rispettivamente alle voci riciclaggio , incenerimento e discarica. Secondo i dati EUROSTAT la situazione italiana sembra differire dalla media europea essenzialmente per un minore utilizzo dell’incenerimento e un conseguente maggior ricorso alla discarica.

 

Riciclaggio (%)

Incenerimento (%)

Discarica (%)

EU27

42

20

38

Italia

43

12

45

Fonte EUROSTAT, dati 2009

Tale dato tuttavia, oltre che manifestamente inattendibile riguardo alla voce riciclaggio, è scarsamente rappresentativo della realtà del nostro Paese per due ordini di motivi: il primo è legato all’assoluta anomalia, nel panorama internazionale, dei cicli tecnologici di trattamento utilizzati in buona parte del territorio italiano, che comportano problemi di applicazione della metodologia utilizzata; il secondo è connesso all’enorme differenza tra il Nord e il resto del paese, che rende scarsamente rappresentativo il dato medio nazionale.

Tali temi saranno trattati nei successivi articoli. È tuttavia opportuno riportare il modo con cui, a livello ufficiale, in Italia viene sinteticamente descritta  la situazione con riguardo alle forme di gestione dei rifiuti urbani.

Gestione dei rifiuti urbani in Italia nel 2009 - valori percentuali

Raccolta differenziata

 

Compostaggio 1

Trattamenti meccanico-biologici

Recupero energetico 2
(incenerimento)

Discarica controllata 3

33,6

11,6

23,7

15,7

48,0

Fonte: ISPRA
(1) Frazione organica da raccolta differenziata, frazione verde, fanghi ed altro
(2) Rifiuti urbani residui, frazioni derivate (FS, CDR) e rifiuti speciali
(3) Rifiuti urbani residui e residui da trattamenti

L’andamento dei valori nel tempo mostra comunque un costante anche se lento aumento della frazione oggetto di raccolta differenziata ed avviata quindi al recupero di materia ed una conseguente diminuzione della quantità smaltita in discarica.

Al di là delle differenze territoriali, il nostro paese si caratterizza, com’è noto, per le continue e irrisolte emergenze.Il caso eclatante di Napoli verrà trattato in seguito, ma è opportuno qui ricordare alcune caratteristiche del fenomeno: una storia di inadempienze che comincia nel 1994 o anche prima; la persistente mancata costruzione di inceneritori (fino al caso di Acerra, a regime dal 2011); la lunga sequenza di commissariamenti senza i risultati attesi; la mancata disponibilità di nuove discariche; l’accumularsi delle “ecoballe”; l’invio in altre regioni e all’estero di consistenti quantitativi di rifiuti prodotti nei periodi di crisi del 200-2005, del 2007-2008, del 2010, e nella crisi attualmente in corso.

In alcune parti del paese, si verifica dunque una situazione di anomalia di lunga durata e quasi “stabilizzata”. La Corte dei Conti ha parlato per la Campania e per Napoli di “quotidiano vulnus di discredito”.

(Continua al prossimo numero)