Oggi:

2020-07-13 17:23

L’Italia dei rifiuti a tre velocità

DIVERSITÀ REGIONALI NELLA GESTIONE DEL CICLO DEI RIFIUTI

di: 
Francesco Mauro

Nella gestione dei rifiuti urbani, l’Italia appare come un paese a due o tre velocità. L’entità delle differenze che si riscontrano a questo proposito può in via preliminare essere messa in evidenza da una suddivisione in macroaree geografiche.

Il modo più semplice e chiaro di evidenziare queste differenze è quello di utilizzare tre soli indicatori, costituiti rispettivamente dalle percentuali di raccolta differenziata, di rifiuti inceneriti e delle quantità smaltite in discarica.

 

Nord

Centro

Sud

Italia

% Racc. Diff.

48,0

24,9

19,1

33,6            

% Incenerimento

26,0

4,9

7,9

15,7

% Discarica

26

65

67

48

Fonte: ISPRA Rapporto Rifiuti Urbani 2011 – Dati relativi al 2009

La differenza tra Nord e resto del Paese appare notevole, essendo molto simili le situazioni complessive di Centro e Sud, soprattutto per quel che riguarda il dato relativo alla discarica.Nelle modalità di gestione dei rifiuti urbani, il Nord presenta valori tipicamente “europei” – nel senso comunemente attribuito a tale termine - comparabili in particolare con quelli della Francia; mentre il resto del paese si configura come insoddisfacente, anche se la situazione si discosta notevolmente da quella dei numerosi paesi in cui le percentuali di smaltimento in discarica superano l’80%.

Ancor più interessante e rappresentativa, ai fini dell’evidenziazione delle diversità, è l’analisi a livello regionale, che qui sotto è riportata limitatamente alle posizioni estreme della scala.

Raccolta differenziata – percentuali 2009

Trentino-Alto Adige

57,8

Veneto

57,5

Friuli Venezia Giulia

49,9

ITALIA

33,6

Basilicata

11,3

Molise

10,3

Sicilia

7,3

 

Discarica – percentuali 2009

Lombardia

7

Friuli Venezia Giulia

14

Veneto

22

Trentino-Alto Adige

26

ITALIA

48

Lazio

80

Liguria

83

Sicilia

88

Molise

88

 

Incenerimento – percentuali 2009

Lombardia

47,4

Friuli Venezia Giulia

30,0

Emilia Romagna

27,7

ITALIA

15,7

Lazio

1,1

Liguria

0,8

Sicilia

0,7

Fonte: ISPRA Rapporto Rifiuti Urbani 2011

Oltre alle citate diversità, è piuttosto evidente il rapporto esistente tra raccolta differenziata ed incenerimento: le aree del paese dove quest’ultimo presenta valori significativi coincidono con quelle dove è comunque alta la percentuale di raccolta differenziata e viceversa.

Le tabelle rivelano elementi poco noti ed alcune sorprese. Tra i primi, possiamo annoverare, nel contesto del Nord, l’anomalia Liguria, regione che oltre ad occupare gli ultimi posti della scala in quanto a percentuali di incenerimento e smaltimento in discarica, ha la percentuale più bassa di raccolta differenziata (24,4 %) della macroarea. In modo analogo, il Lazio appare anomalo rispetto alla macroarea Centro, con l’effetto di stravolgere i valori che tale macroarea mostrerebbe se fosse costituita solo da Toscana, Umbria e Marche. Tra le sorprese, risultano evidenti, da un lato, la particolare posizione della Lombardia e, dall’altro, la costante assenza della Campania dalle zone estreme delle tre scale relative agli indicatori scelti.

La Lombardia non si distingue, tra le regioni italiane, per le alte percentuali di raccolta differenziata (comunque di tutto rispetto con il suo 47,8 %) quanto per occupare il primo posto relativamente al ricorso all’incenerimento (47,4 %) e alla minimizzazione delle quantità smaltite in discarica (7%). La gestione dei rifiuti urbani in Lombardia è del tutto assimilabile a quella dei paesi europei più avanzati, in particolare a quella di Danimarca, Olanda e Svezia, che mette in luce lo stretto legame esistente tra percentuali significative di incenerimento e l’ottenimento di un ruolo realmente marginale della discarica.

La Campania, secondo i dati ISPRA relativi al 2009, vanta una percentuale di raccolta differenziata del 29%, e una quota di incenerimento (grazie all’entrata in funzione dell’impianto di Acerra) del 12,7 %, valori entrambi vicini, anche se inferiori, alla media nazionale ma notevolmente superiori a quelli medi del Sud, che infatti la Campania contribuisce non poco a mantenere simili a quelli del Centro, con un ruolo sostanzialmente speculare a quello del Lazio. Nonostante Napoli (o più esattamente la Provincia di Napoli) continui a rimanere il riferimento negativo più eclatante e rappresentativo della cattiva gestione dei rifiuti in Italia, la Campania nel suo complesso non si configura affatto come la regione peggiore, rappresentata semmai - escludendo il Molise per la scarsa significatività in termini di popolazione - dalla Sicilia, dove sono insignificanti sia le quantità di rifiuti oggetto di raccolta differenziata che quelle avviate all’incenerimento.

E’ necessario evidenziare come, nella terna di indicatori scelta per il confronto, mentre i valori relativi all’incenerimento e alla discarica sono sufficientemente affidabili e rappresentativi delle quantità effettivamente smaltite attraverso tali sistemi/tecnologie, le percentuali di raccolta differenziata sono solo indicative della parte di rifiuto urbano avviato ad operazioni di recupero di materia; in altre parole, non coincidono con le percentuali effettivamente recuperate/riciclate, che risultano in genere nettamente inferiori.

L’analisi configura una situazione rispetto alla quale il dato medio assume un carattere assai poco rappresentativo della realtà nazionale, che estesa a tutte le regioni, mostrerebbe in effetti un’Italia non a due ma a tre velocità, suddivisione che trova ampio riscontro a livello di EU27.

Ci si può chiedere quale sia la tendenza in merito, ovvero se il divario tra le citate “velocità” sia destinato a ridursi nel breve-medio periodo o, al contrario, a permanere se non addirittura ad accentuarsi. L’evoluzione dei sistemi territoriali di gestione dal 1997 (anno di entrata in vigore del Decreto Ronchi) farebbe propendere per la seconda ipotesi. Per contro, è intuibile come, nel prossimo futuro, le zone che hanno già raggiunto risultati apprezzabili dovrebbero incontrare difficoltà crescenti nell’ottenimento di ulteriori miglioramenti percentualmente significativi, mentre è possibile realizzare notevoli salti di qualità laddove sussista una combinazione favorevole di diffusione della raccolta differenziata (estensione a tutti i Comuni) e di realizzazioni impiantistiche.

Ma le difficoltà finora incontrate, dovute per lo più a fattori di natura essenzialmente politico-amministrativa, sottolineano il rischio che l’adeguamento dei sistemi territoriali di gestione, in vaste aree del paese, possa continuare ad essere procastinato, con conseguente perdurare di stati di crisi che possono facilmente sfociare in emergenze.