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2019-06-25 04:35

Economia circolare, relazione della Commissione Ue sull’attuazione del piano d’azione del 2015

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La Commissione europea ha pubblicato una Relazione (per ora solo in inglese) sull'attuazione del piano d'azione per l'economia circolare adottato nel dicembre 2015, dichiarando attuate o in fase di attuazione tutte le 54 azioni previste dal piano. La relazione presenta i principali risultati ottenuti e indica le sfide ancora aperte verso un'economia circolare competitiva e a impatto climatico zero.

Le azioni previste dal piano d'azione del 2015 intendevano contribuire a “trovare l'anello mancante” del ciclo di vita dei prodotti, incrementando il riciclaggio e il riutilizzo, a vantaggio sia dell'ambiente che dell'economia, beneficiando di un sostegno finanziario a titolo dei fondi SIE, di Orizzonte 2020 e dei fondi strutturali dell'Ue e di investimenti nell'economia circolare a livello nazionale. Nel periodo 2016-2020 la Commissione ha destinato alla transizione verso l’economia circolare oltre 10 miliardi di euro di fondi pubblici, per investire nell'innovazione e sostenere l'adattamento della base industriale europea.

Secondo i dati della Commissione Ue, nel 2016 oltre quattro milioni di lavoratori hanno trovato impiego nei settori attinenti all'economia circolare, il 6% in più rispetto al 2012. La circolarità ha aperto nuove opportunità commerciali, dato origine a nuovi modelli di impresa e sviluppato nuovi mercati, sia all'interno che all'esterno dell'Ue. Nel 2016 le attività legate all’economia circolare come la riparazione, il riutilizzo o il riciclaggio hanno generato quasi 147 miliardi di euro di valore aggiunto, registrando investimenti pari a circa 17,5 miliardi di euro.

Secondo la Commissione europea, “oggi l'economia circolare è una tendenza mondiale e irreversibile. Ciononostante, molto deve essere ancora fatto per potenziare l'azione sia a livello dell'Ue sia a livello mondiale, trovare l'anello mancante e ottenere il vantaggio competitivo che l'economia circolare porterà alle imprese dell'Ue. Saranno necessari maggiori sforzi per attuare la legislazione riveduta sui rifiuti e sviluppare i mercati delle materie prime secondarie. Inoltre, il lavoro avviato a livello dell'Ue su alcune questioni (come sostanze chimiche, ambiente non tossico, marchio di qualità ecologica ed ecoinnovazione, materie prime essenziali e fertilizzanti) deve subire un'accelerazione se l'Unione vuole trarre il massimo vantaggio dalla transizione verso l'economia circolare”.