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2019-05-26 18:22

Inceneritori in Sicilia, tutti contro tutti

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Sul Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani della Sicilia è tutti contro tutti: ministero dell’Ambiente contro Regione, presidente della Regione contro ministro, ministro contro tecnici del ministero, sottosegretario contro ministro. I fatti. Lo scorso dicembre la Sicilia approva il Piano regionale, che viene sottoposto alla procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas) da parte del ministero dell’Ambiente, che di fatto lo boccia con una serie di osservazioni.

“Si evidenzia, in generale, che il documento pubblicato e denominato ‘Rapporto ambientale’ risulta privo delle informazioni e delle analisi tecniche fondamentali per valutare la sostenibilità ambientale del Piano”, scrive il ministero, che indica gli elementi mancanti nel Piano:

- l’analisi dei quantitativi di rifiuti per ciascun flusso, distinta per tipo e fonte;

- la valutazione dell’evoluzione futura dei flussi di rifiuti;

- la descrizione dei sistemi di raccolta dei rifiuti;

- la descrizione di eventuali trasferimenti di rifiuti fuori o dentro il territorio regionale, (infatti questi anche se non previsti devono essere esplicitamente indicati nel piano come già suggerito dalla Commissione europea proprio nell’ambito della valutazione condotta sul precedente Piano della regione);

- la descrizione di sistemi speciali per olii usati, rifiuti pericolosi o flussi di rifiuti disciplinati da una normativa comunitaria specifica; - la valutazione della necessità di nuovi sistemi di raccolta;

- le politiche per i rifiuti che pongono particolari problemi di gestione;

- la prevenzione e gestione degli imballaggi e rifiuti di imballaggio;

- il programma per la riduzione dei rifiuti biodegradabili; - la preparazione per il riutilizzo, riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale, dei rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi;

- manca infine tutta la descrizione inerente particolari tipi di rifiuti quali la raccolta differenziata dei RAEE, di pile e accumulatori, oli usati, veicoli fuori uso, e gli eventuali impianti di recupero o smaltimento di queste tipologie di rifiuti.

 

In particolare, osservano i tecnici del ministero, “risulterebbe necessario approfondire:

- la definizione dei fabbisogni e la loro copertura, la valutazione della necessità di ulteriori infrastrutture per gli impianti di rifiuti e la capacità dei futuri impianti di smaltimento o grandi impianti di recupero;

- i criteri per l’individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti nonché per l’individuazione dei luoghi o impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti;

- la descrizione delle politiche generali di gestione dei rifiuti e la descrizione di tecnologie e metodi di gestione pianificata dei rifiuti”.

Ma il punto che determina lo scontro si trova alla diciassettesima delle 35 pagine di osservazioni del ministero, in cui si affronta il problema degli impianti di incenerimento. Il ministero dell’Ambiente rileva che mancano riferimenti al DPCM 10/08/2016 che, in attuazione della legge “Sblocca Italia”, prevede la realizzazione di nove inceneritori in otto Regioni, di cui due impianti in Sicilia, per soddisfare un fabbisogno di incenerimento pari a 685.099 tonnellate l’anno. Infatti, il DPCM del 2016 rileva l’assenza in Sicilia di qualsiasi infrastruttura impiantistica dedicata all’incenerimento dei rifiuti, un pressoché totale ricorso allo smaltimento in discarica dei propri rifiuti urbani e assimilati, e profili di criticità afferenti al complessivo ciclo di gestione dei rifiuti.

“Per tali motivi, si rileva l’assoluta necessità di localizzare sul territorio dell’Isola almeno due o più impianti di incenerimento di capacità pari al relativo fabbisogno”, scrivono i tecnici del ministero dell’Ambiente.

“Prendiamo atto che il governo grillino di Roma si è convertito ai termovalorizzatori e ci chiede di realizzarne almeno due”, è stata la replica immediata di Nello Musumeci, presidente della Regione Sicilia, che ha aggiunto: “Per noi non è un problema, visto che non abbiamo mai avuto alcun pregiudizio su questo tipo di impianto. Qualcuno però avverta il ministro dell’Ambiente Costa, che invece ha sempre ripetuto di essere contrario agli inceneritori. Questa schizofrenia non agevola la celere soluzione del problema rifiuti nell’isola, ma serve almeno a far capire ai siciliani con chi abbiamo a che fare, alla faccia della leale collaborazione tra istituzioni”.

Immediata reazione del ministro Costa. Prima viene diffusa una nota di precisazione del dicastero, in cui si afferma che l’osservazione del ministero nell’ambito della Vas “non esprime alcuna autonoma valutazione circa l’opportunità o la necessità di realizzare impianti di incenerimento di rifiuti con recupero energetico. Viceversa in tale sede ci si limita a richiamare testualmente le previsioni del diritto vigente in materia, ed in particolare quanto previsto dall’Allegato III – Individuazione degli impianti da realizzare o da potenziare per soddisfare il fabbisogno residuo nazionale di incenerimento di rifiuti urbani e assimilati del DPCM. 10 agosto 2016, di attuazione dell’art. 35, comma 1, del d.l. n. 133 del 2014. Si fa inoltre presente che la normativa vigente sul tema non considera i fabbisogni di incenerimento individuati nel menzionato DPCM come senz’altro obbliganti per le Regioni, potendo queste ultime richiedere la modifica del fabbisogno che le riguardi “in presenza di nuova approvazione di piano regionale di gestione dei rifiuti o dei relativi adeguamenti” (art. 6, comma 3, del DPCM 10 agosto 2016). Risulta dunque evidente che – anche nell’ottica di perseguire il più possibile l’obiettivo della risalita nella gerarchia dei rifiuti – la rivalutazione del fabbisogno di incenerimento individuato nel DPCM 10 agosto 2016 potrà essere effettuata solo a seguito della prefigurazione, nel Piano di gestione dei rifiuti della Regione siciliana, delle politiche di prevenzione della formazione dei rifiuti, di incremento della raccolta differenziata, nonché della esaustiva individuazione dei flussi”.

Subito dopo viene diffuso un comunicato del ministro Costa – curiosamente non pubblicato, come il precedente, sul sito del ministero – in cui annuncia di aver dato “mandato immediato al Capo di Gabinetto e al Segretario generale di aprire un’istruttoria amministrativa interna per conoscere chi abbia violato la mia direttiva politica: mai e poi mai avrei proposto quanto letto nelle deduzioni nell’ambito della Vas del piano regionale rifiuti. Mai e poi mai da questo ministero ci sarà un via libera a nuovi inceneritori”.

 

Ma contro il ministro Costa interviene la sottosegretaria all’Ambiente della Lega, Vannia Gava, secondo la quale “servono nuovi impianti per risolvere una situazione che sta diventando insostenibile. Con i No non si va da nessuna parte. Se il ministro Costa ha a cuore le sorti dei siciliani e dell'intero Paese non può sposare la politica del No a tutto. L’immobilismo e il timore di prendere decisioni concrete non ci appartiene. Solo qualche giorno fa La Corte di giustizia Ue ha condannato l’Italia per un uso eccessivo delle discariche che rappresentano il passato essendo uno spreco di territorio e di risorse. Costa dovrebbe sapere che gli impianti all’avanguardia, oltre a risolvere l’emergenza rifiuti, creano energia elettrica e calore. Lo hanno capito in tutta Europa: non esiste economia circolare senza impianti di smaltimento e di termovalorizzazione. La speranza è che anche il ministro Costa cambi idea e si proietti al futuro invece di rimanere ancorato al passato. Il rifiuto deve essere una risorsa, non un problema da cui fuggire”. Anche il comunicato della sottosegretaria Gava non compare tra quelli pubblicati sul sito del ministero.