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2020-08-04 04:52

Il governo rassicura sull’impatto sanitario e ambientale degli inceneritori ma per il M5S sono troppi

QUEL CHE C'È DA SAPERE

Con un’interpellanza urgente al governo, i deputati 5Stelle hanno chiesto ai ministri della Salute e dell’Ambiente di avviare “uno studio epidemiologico sistematico a livello nazionale per verificare, quantificare e qualificare la correlazione tra specifici impianti di gestione dei rifiuti e patologie croniche, decessi, malformazioni ed esiti negativi alla nascita in generale”.

Nella sua risposta, la sottosegretaria per la Salute, Sandra Zampa (Pd), si è soffermata in particolare sulle “implicazioni igienico-sanitarie e ambientali” degli inceneritori, su cui l’Istituto superiore di sanità conduce da anni analisi, in particolare con un Programma di sorveglianza sulla salute della popolazione nei pressi del termovalorizzatore di Torino, in collaborazione con istituzioni ed enti pubblici piemontesi.

Finora, ha detto la sottosegretaria, “dai dati ottenuti non è stato evidenziato un aumento di esposizione a questi inquinanti, attribuibile alle attività dell'inceneritore”.

In ogni caso, ha replicato il 5Stelle Alberto Zolezzi, bisogna “cercare gradualmente di ridurre il numero degli impianti e degli inceneritori”, sostenendo che c’è una sovracapacità di questi impianti e che i dati di Torino del 2018 indicano che “potrebbe esserci un ruolo dell'inceneritore nello stimolare in qualche modo (l’incenerimento, ndr) e nel disincentivare la raccolta differenziata”.

Tra i vari dati citati, l’esponente dei 5Stelle non ha menzionato ciò che l’Ispra evidenzia in ogni suo rapporto annuale sui rifiuti urbani, come nell’ultimo del 2019, e cioè che laddove esiste un ciclo integrato dei rifiuti, grazie ad un parco impiantistico sviluppato, viene ridotto significativamente l’utilizzo della discarica. In particolare, in Lombardia lo smaltimento in discarica è ridotto al 4% dei rifiuti prodotti, in Friuli Venezia Giulia al 7%, in Trentino Alto Adige al 9% ed in Veneto al 14%. Nelle stesse regioni la raccolta differenziata è pari rispettivamente al 70,7%, 66,6%, 72,5% e 73,8% e consistenti quote di rifiuti vengono trattate in impianti di incenerimento con recupero di energia. Vi sono regioni in cui il quadro impiantistico è molto carente o del tutto inadeguato; è il caso della Sicilia, dove i rifiuti urbani smaltiti in discarica rappresentano ancora il 69% del totale dei rifiuti prodotti, ma anche del Lazio e della Campania, che non riescono a chiudere il ciclo all’interno del territorio regionale.