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2020-12-05 23:03

Tassa sul carbonio alle frontiere: i dubbi di Germania, Belgio, Ungheria, Repubblica Ceca e Malta

QUEL CHE C'È DA SAPERE

In un documento sulla risposta del settore energetico alla pandemia di Covid-19 e sulla strada per la ripresa, il Consiglio dell’Ue ribadisce l’obiettivo della neutralità climatica e delle politiche energetiche connesse, sottolineando “l'importanza di dare priorità all'efficienza energetica per migliorare la ripresa dell'economia”.

Per il Consiglio dell’Ue è inoltre “importante, nelle circostanze attuali, snellire le norme sugli aiuti di Stato per la protezione ambientale e l’energia al fine di facilitare il sostegno agli investimenti necessari per la transizione energetica”.

Particolare dibattito ha sollevato il punto in cui il Consiglio dell’Ue “rileva anche la necessità di incentivare ulteriormente e fornire condizioni di parità per i futuri investimenti in decarbonizzazione, anche attraverso il continuo funzionamento e miglioramento del mercato Ue del carbonio mentre si prepara un Meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere, che sia compatibile con il WTO”.

Su quest’ultimo punto, infatti, al documento del Consiglio dell’Ue sono stati allegate le osservazioni di cinque governi.

Germania, Belgio, Ungheria e Repubblica Ceca affermano congiuntamente la necessità di “effettuare una valutazione d’impatto globale, così come un esame aperto di tutte le opzioni e alternative possibili”. Secondo la Germania e gli altri tre Stati, si devono “discutere tutti i possibili meccanismi di protezione possibili contro la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio al fine di risolvere le varie questioni in sospeso, come la compatibilità con il WTO e la fattibilità amministrativa. Le regole dovrebbero garantire la creazione di condizioni di parità per l'economia europea, fintanto che nel mondo ci saranno livelli di ambizione diversi in termini di politica climatica”.

In una nota separata, anche Malta ha allegato le sue osservazioni, sottolineando “la necessità di disporre di una valutazione d'impatto che analizzi anche l’impatto sociale ed economico di uno strumento futuro, in particolare sulle economie periferiche degli Stati membri dell'Ue, comprese le isole, che dipendono fortemente dalle importazioni”. Secondo Malta, “uno strumento futuro dovrebbe farsi carico delle differenze nella struttura economica degli Stati membri e considerare le implicazioni sulla competitività per ogni Stato membro, garantendo nel contempo che non aumenti in modo sproporzionato il costo della vita dei cittadini in base all'ubicazione. Ciò garantirebbe una soluzione più equa”.