Oggi:

2021-11-28 21:10

Palazzinari dell’Energia 4.0

SPECULAZIONE FONDIARIA E RINNOVABILI

di: 
Oreste Rutigliano

“Palazzinari dell’energia” era il titolo di uno dei primi eventi, nel 2011, della coalizione degli ambientalisti contro gli impianti di rinnovabili elettriche industriali. L’autore, esponente di Italia Nostra, riprende oggi questa invettiva contro la nuova sfacciata speculazione fondiaria che sta investendo l’Italia, nel disinteresse generale, senza neanche Francesco Rosi che la denunci.

Foto di Copertina: Luca Verducci

Se oggi ci fosse ancora Francesco Rosi non mancherebbe di fare una seconda puntata sulla speculazione fondiaria. Dopo "le mani sulla città ","le mani sulle campagne".

Allora bisognava costruire case. Il mercato chiedeva case. Come speculare su questo bisogno? Comprando a due lire terreni dove il Piano Regolatore non prevedeva costruzioni e poi facendoli diventare edificabili con la corruzione e la connivenza politica.

Oggi, servono spazi per sistemare pannelli fotovoltaici per produrre energia “pulita e rinnovabile". 

Ogni megawatt di solare fotovoltaico occupa mediamente due ettari, se posizionato a terra. Secondo il Green Deal, per realizzare il nuovo, più avanzato obiettivo di decarbonizzazione nella UE che ha fissato il target di riduzione delle emissioni di CO2 al 55% al 2030 rispetto al 1990, le fonti rinnovabili dovranno coprire il 38-40% dei consumi finali lordi di energia e il 65-70% di quelli elettrici. Questo significa che dobbiamo aspettarci per le rinnovabili elettriche un incremento di capacità di circa 70.000 MW, il che nel decennio 2021-2030 comporterà: 

a) l’installazione di circa 6.500/7.000 MW/anno contro circa 1000 MW/a attuali; 

b) un numero di impianti in esercizio che passerà dai 893.109 attuali (dato di fine 2019) a circa 2,5 milioni, in gran parte installati a terra.

Se si faranno 20.000 MW di eolico e 50.000 MW di fotovoltaico, saranno necessari 125.000 ettari, pari a 1.250 Km quadrati.

Nella recente audizione congiunta delle commissioni competenti di Camera dei Deputati e Senato, il Ministro Cingolani ha dichiarato che, per raggiungere gli obiettivi europei al 2050, si dovranno occupare 4000 kmq di terreni, equivalenti ad un’area come l’intera regione del Molise.

Nell’ultimo rapporto di ISPRA (2021) sul consumo di suolo, viene analizzata la possibilità di sfruttare i tetti di edifici e fabbricati per l’installazione dei nuovi pannelli fotovoltaici. I risultati mostrano che la superficie netta disponibile può variare da 680 a 860 Km quadrati. Si stima una potenza variabile dai 66.000 a 86.000 MW che sarebbe possibile installare su fabbricati esistenti. 

Come trovarli? Il piano già esiste, da anni. Anzi, non un piano, ma la convergenza di tutte le forze politiche e di tutti i soggetti sociali, sul modo più ragionevole di operare e di reperire gli spazi.

Gli spazi per i pannelli sono sempre stati identificati da tutti:

- nelle aree industriali e, in particolare, sui tetti dei capannoni industriali (7.000 kmq come da ricerca Wwf) 

- nelle aree degradate, quelle dell'abbandono industriale e quelle da bonificare (9.000 kmq).

- soccorrono anche le aree di manovra, parcheggio e stoccaggio delle aree industriali, per lo meno il doppio dei tetti delle costruzioni (14.000 kmq).

Infine, anche a beneficio dei mistificatori che si stracciano le vesti per l’interdizione delle Soprintendenze all'uso dei tetti dei centri storici, ascoltiamo ciò che diceva Antonio Cederna già nel 1990:

"Italia vittima dello spreco edilizio: 110 milioni di stanze costruite dal dopoguerra, il doppio degli italiani.

Si calcola che un quinto dell'Italia (6 milioni di HA) sia stata cementificata e impermeabilizzata."

Nei successivi trenta anni il fenomeno è continuato: tra il 2010 e il 2018, anni di crisi, il ritmo è di nuovi 1.200.000 mq di costruito a trimestre (Istat costruzioni 2018).

C'è dunque lo spazio per tutto il solare necessario oggi, domani e dopodomani fino al 2050 ed oltre, senza alcun problema, a partire dalla assenza di danni al paesaggio. Spesso, con il vantaggio della produzione e distribuzione dell'energia a km 0, e con la "distribuzione del potere energetico alle famiglie".

Ovviamente, per ciascuna di queste aree bisogna concordare con le proprietà costi, affitti, condivisione dei profitti ed un lavoro intenso di adattamento e di installazione. Un'opera immensa. Alla fine, un investimento recante con sé tanti posti di lavoro, giusti profitti e distribuzione della ricchezza.

Mentre le persone serie e perbene hanno guardato da subito ad una simile soluzione così ovvia e sensata, i più potenti operatori delle grandi lobby internazionali delle rinnovabili guardavano già da tempo altrove. Là dove gli spazi non si devono contrattare con nessuno, i profitti non si devono condividere e si può incamerare l'intera rendita fondiaria di questa nuova produzione, non edilizia, ma ben più conveniente di quella edilizia.

Guardavano e guardano alle aree agricole. Dove tutto è più facile, dove l'offerta è enorme, incondizionata e pronta ad accontentarsi dei prezzi ordinari dei terreni agricoli. E, per chi è stanco della dura e imprevedibile produzione agricola, anche più bassi.

Così sta già avvenendo. Gli operatori più potenti hanno capito che nessuno li fermerà nella corsa drogata alla installazione più lucrosa, poiché è questa la scorciatoia invocata, assicurata e garantita dalla predicazione millenarista di una transizione energetica "costi quel che costi. Oggi, subito, perché non si può aspettare nemmeno domani".

Così la spinta isterica alle rinnovabili è diventata il più grande e lucroso affare del secolo. Anzi, non solo affari, ma la più grande speculazione fondiaria che abbia attraversato l'Italia, in particolare il Mezzogiorno, dal dopoguerra.

L'assalto a tradimento delle campagne più belle, fertili e identitarie ha preso avvio nella Maremma Tuscia con le prime centrali di pannelli fotovoltaici da 100, 200, 250 ettari, tutti insieme, concentrati. Sfruttando i vicini elettrodotti che si dipartono da Civitavecchia e Montalto di Castro.

La mappa delle richieste di autorizzazione nella Maremma Tuscia, posizionate sul territorio lascia più che sconcertati, atterriti (5.000 ettari tra richiesti e già autorizzati).

La reazione delle forze politiche, delle Regioni, del Parlamento è pari a zero. Si sta decretando la devastazione materiale e sociale della agricoltura italiana e le forze politiche, tutte, anche quelle che hanno gridato per decenni alla Grande Speculazione Fondiaria, tacciono.

Non una protesta, non una proposta di legge per salvare i campi già insufficienti a soddisfare la domanda alimentare nazionale e dell’esportazione.

Tutto questo mentre un indecente mercato dei terreni agricoli è diventato irrefrenabile. Sui social e ovunque sul web, ditte di mediatori e facilitatori (e – inevitabilmente- le mafie esperte in materia) si offrono di acquistare ovunque e per qualunque grandezza, da 10 ettari in su. A pezzi, qua e là, dove capita capita. Il caos più assoluto, il colpo più duro all’attività economica primaria, sferrato senza che lo Stato dimostri di esistere.

Le risposte, leggibili su facebook, sono disarmanti. Rivelano la debolezza o l’avidità di proprietari di aziende abbandonate a sé stesse e non sostenute, di aziende pervenute in eredità a persone del tutto disinteressate all’agricoltura, desiderose di liberarsi al più presto di beni percepiti come pesi.

Si stanno acquisendo spazi di produzione (una produzione garantita dallo Stato) a due lire. La corsa è partita ed è una corsa alla distruzione della agricoltura italiana. Una operazione senza senso, dove il sole che produceva beni alimentari ora viene forzato a produrre energia elettrica, senza che ciò serva a ridurre davvero le emissioni globali. 

Con un bilancio finale disastroso per i singoli proprietari dei terreni e per l’interesse generale. Tanto dai e tanto togli. Ma quello che togli vale molto di più. 

Famiglie che, improvvisamente, si allontanano dall’agricoltura togliendole il futuro. Distretti spezzettati in mille pezzi, di colore diverso a seconda delle causalità catastali di chi è più propenso a vendere e ad abbandonare la terra. Paesaggi agricoli smantellati dalle macchie blu metallico del fotovoltaico, sparse a caso come da un gigantesco lancio di rifiuti.

Un decremento della produzione locale nazionale cui si andrà a sopperire con lo sventramento di foreste pluviali in altre parti del pianeta. Acquisteremo in sostituzione soia, frumento e carne da coltivazioni ed allevamenti intensivi di multinazionali senza scrupoli.

Follia pura. Ma tutti tacciono (fatto salvo un appello di Coldiretti, ma firmato solo dai giovani imprenditori Clima: al via petizione contro pannelli mangia suolo (coldiretti.it) nel timore di essere accusati di “negazionismo del cambiamento climatico” e il fenomeno va avanti incoraggiato ad espandersi sempre più nel disordine e nel malaffare.

Sempre più l’affaire rinnovabili si connota come il business dei "palazzinari dell'energia”.