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2026-08-27 05:34

Bonifiche: pubblicato il rapporto ISPRA sui dati regionali

QUEL CHE C'È DA SAPERE

È stato pubblicato il Quarto rapporto ISPRA sui dati regionali sullo stato delle bonifiche dei siti contaminati in Italia che fornisce il quadro aggiornato al 1 gennaio 2024 dei procedimenti di bonifica sulla base dei dati trasmessi dalle Regioni/Province Autonome/Agenzie per la protezione dell’Ambiente.

Secondo il Rapporto, i procedimenti di bonifica censiti a livello regionale coinvolgono circa il 46% dei Comuni italiani, a conferma della diffusione capillare del problema della contaminazione del suolo e delle acque sotterranee.

Il Rapporto chiarisce che l’avvio di un procedimento non comporta automaticamente la necessità di un intervento di bonifica: solo a seguito delle attività di caratterizzazione e analisi del rischio si accerta l’obbligo di intervenire. In base ai dati raccolti, un intervento di bonifica o di messa in sicurezza si è reso necessario in circa il 30% dei siti oggetto di procedimento.

Sul territorio nazionale risultano censiti 3.243 procedimenti in fase di intervento, di cui 2.601 con lavori in corso e 642 con interventi conclusi ma non ancora certificati. La distribuzione territoriale evidenzia una forte concentrazione in alcune regioni: il 28% dei procedimenti in fase di intervento si trova in Lombardia, seguita da Piemonte (12%) e Toscana (11%).

Un capitolo rilevante riguarda i cosiddetti siti orfani, ovvero quelli per i quali nessun soggetto ha provveduto agli adempimenti previsti dalla normativa. A livello nazionale se ne contano 484, di cui 225 finanziati e 55 con procedimento concluso al 1° gennaio 2024. Si tratta in prevalenza di siti “storici”, per i quali l’azione pubblica si è intensificata solo negli ultimi anni grazie anche alle risorse stanziate attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Il Rapporto fornisce anche un quadro delle dimensioni dei siti contaminati, mostrando come il problema sia spesso legato ad aree di estensione limitata: il 70% delle superfici amministrative è inferiore ai 10.000 metri quadrati e, in quasi un terzo dei casi, la superficie non supera i 1.000 metri quadrati. Solo il 18% dei siti ha un’estensione superiore ai 20 ettari, a conferma della prevalenza di contesti urbani o periurbani.

Per quanto riguarda le tempistiche, i dati nazionali indicano che la metà dei procedimenti conclusi con intervento di bonifica o di messa in sicurezza si chiude in meno di quattro anni, mentre solo nel 25% dei casi sono necessari almeno otto anni.

Tra le principali criticità segnalate figurano la complessità delle procedure, la frammentazione delle competenze tra diversi livelli istituzionali e le difficoltà nel reperimento dei finanziamenti necessari per portare a termine gli interventi di risanamento. In molti casi, l’assenza o l’insolvenza dei soggetti responsabili della contaminazione rallenta ulteriormente i processi, trasferendo l’onere economico sugli enti pubblici.