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2026-04-10 19:11

EEA: emissioni in calo nell’industria energivora europea

QUEL CHE C'È DA SAPERE

La European Environment Agency (EEA) ha pubblicato il 25 febbraio il documento “Zero pollution, decarbonisation and circular economy in energy-intensive industries” che analizza l’andamento di lungo periodo delle emissioni climalteranti e degli inquinanti atmosferici nei principali settori energivori: acciaio, cemento e calce, alluminio, pasta e carta, vetro e ceramica, chimica.

Secondo la EEA, dal 2000 a oggi le emissioni di gas serra di questi comparti in Europa sono diminuite di circa il 42%, con riduzioni rilevanti anche per alcuni inquinanti atmosferici: diossine (-63%), nichel (-64%) e ossidi di azoto (NOx, -55%). Nel complesso, il valore aggiunto lordo dei settori è rimasto relativamente stabile, anche se le riduzioni più marcate registrate dopo il 2020 coincidono con un calo dell’attività economica, segnalando il peso dei cambiamenti strutturali oltre ai miglioramenti tecnologici.

Le industrie energivore rappresentano circa il 27% delle emissioni industriali di gas serra dell’UE e oltre il 60% dei consumi energetici del manifatturiero. Nonostante i progressi, i costi esterni dell’inquinamento generato da questi settori restano stimati intorno a 73 miliardi di euro l’anno.

Il briefing evidenzia come la crisi energetica abbia inciso negativamente sulla competitività di questi comparti, già esposti a domanda debole e a sovraccapacità globale in settori come l’acciaio. Nell’UE, il prezzo dell’elettricità resta da due a quattro volte superiore rispetto a quello dei principali partner commerciali.

Secondo l’EEA, ulteriori riduzioni dipenderanno dalla piena attuazione della normativa climatica e ambientale europea e da trasformazioni più profonde dei processi produttivi. Tra le principali direttrici indicate: elettrificazione dei processi, utilizzo di materie prime alternative e secondarie, maggiore circolarità e prevenzione dell’inquinamento.

Il documento richiama tuttavia la necessità di approcci settoriali mirati, poiché le diverse opzioni tecnologiche possono comportare compromessi tra obiettivi ambientali (ad esempio tra decarbonizzazione e uso di risorse). Una visione integrata, sottolinea l’Agenzia, è essenziale per orientare investimenti e politiche in modo da ridurre le emissioni al minor costo possibile, rafforzando al contempo competitività, salute pubblica e resilienza.