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2020-07-10 02:53

Referendum anti-trivelle: otto Regioni presentano due quesiti alla Corte di Cassazione

QUEL CHE C’È DA SAPERE

I Consigli regionali di Puglia, Abruzzo, Molise, Calabria, Basilicata, Sardegna, Marche e Veneto, cui potrebbe aggiungersi la Calabria, hanno approvato la presentazione di due identici quesiti referendari, con cui intendono riportare in mano alle regioni la decisione finale sull’autorizzazione alla ricerca di petrolio e gas. La richiesta di abrogazione riguarda, da una parte, l’art. 38 del decreto Sblocca Italia, che prevedela dichiarazione di strategicità, indifferibilità ed urgenza delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi, e la possibilità di esercizio del potere sostituivo da parte dello Stato, in caso di mancata intesa con le Regioni. Dall’altra parte, la richiesta d’abrogazione riguarda l’art.35 del Decreto Sviluppo del 2012, cheda un lato ha vietato le attività petrolifere in mare all’interno delle 12 miglia dalla costa ma dall’altro ha fatto salvi i procedimenti in itinere. La Costituzione prevede che i referendum possano essere richiesti da almeno cinque Consigli regionali, che approvino un’identica richiesta.

Non in tutte le Regioni richiedenti i due referendum c'è stata piena sintonia tra Giunta e Consiglio e tra i governatori ci sono accenti diversi. Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha fatto un po’ da capofila dell’iniziativa, ha sottolineato che “il referendum non impedisce la ricerca petrolifera, ma la sottopone alla normativa ordinaria che è anche la più garantita per le regioni”, aggiungendo di non aver “mai visto una popolazione minuta arricchirsi grazie al petrolio, di solito ne traggono vantaggio solo le multinazionali non lasciando nulla sul territorio se non inquinamento”.

Il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, ha ribadito il suo “no alle estrazioni in mare, no a ulteriori estrazioni sulla terraferma oltre i 154.000 barili giorno. Il referendum che stiamo discutendo non è un sì o no al petrolio, né tantomeno un atto di guerra nei confronti dell’esecutivo nazionale”.

Per il governatore del Veneto,Luca Zaia,“dare legittimazione alle trivellazioni è pura follia. Disposizioni di questa natura adottate a livello centrale non solo prevaricano tutte le competenze regionali in materia di governo del territorio ma, in previsione di ipotetici benefici ancora tutti verificare, determinano invece gravissimi pericoli ambientali per il territorio italiano, già caratterizzato da rilevanti rischi geologici e ambientali. Non si mettono in conto infatti i rischi che corrono aree di pregio naturalistico e paesaggistico e fiorenti attività economiche legate al turismo e alla pesca, per non parlare dei pericoli di subsidenza delle coste, fenomeno che si è già registrato in Polesine”.

Diversa la situazione in Sardegna, dove la richiesta di referendum ha incontrato il gelo del governatore, Francesco Pigliaru tanto che l’Unione Sarda ha titolato “Il Consiglio sfida la Giunta: «No trivelle»”. Mentre il Consiglio regionale votava sul referendum, il governatore e incontrava a Roma il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, per discutere un Patto per la Sardegna, con l’introduzione di una clausola di salvaguardia, che farebbe salve le competenze speciali della Regione.

Niente richiesta di referendum da parte dellaSicilia, invece, dove il "no" del Pd ha portato alla bocciatura della proposta presentata dal M5S.