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2020-07-13 17:58

Sblocca Italia e inceneritori, il governo ricomincia da capo

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Lo schema di decreto con cui il governo, in attuazione dell’art. 35 della legge “Sblocca Italia”, aveva previsto la realizzazione di 12 inceneritori in dieci regioni “è in fase di completa revisione, al fine di accogliere alcune proposte formulate dalle regioni e dalle province autonome”. Lo ha detto il sottosegretario all’Ambiente, Silvia Velo, rispondendo a un’interrogazione in commissione ambiente della Camera. Nella nuova stesura, il governo terrà conto della situazione aggiornata delle autorizzazioni fornita dalle Regioni e delle previsioni dei piani regionali di gestione e di prevenzione dei rifiuti, in particolare per quanto riguarda la raccolta differenziata.

L’interrogazione, presentata da deputati di Scelta civica, riguardava in particolare la Puglia, dove lo schema di decreto governativo prevedeva la costruzione di un inceneritore e per la quale il sottosegretario ha detto che il calcolo del fabbisogno di incenerimento è stato già rideterminato, tenendo conto degli impianti di coincenerimento di Massafra e Manfredonia, dell'unico impianto di incenerimento di Taranto nonché gli ulteriori impianti di Taranto e Barletta.

La commissione ambiente della Camera ha anche iniziato l’esame di una proposta di risoluzione presentata da dodici deputati del Pd in cui, oltre al riesame dello schema di decreto sulla base delle informazioni aggiornate delle Regioni, si chiede che il governo non preveda la realizzazione di inceneritori nelle Regioni che hanno già fissato obiettivi di raccolta differenziata superiori al 65% “almeno fino al raggiungimento della percentuale prevista e comunque solo se il quantitativo residuale dovesse infine essere superiore alla «taglia minima» di 100.000 tonn/a”.

La risoluzione proposta dal Pd contesta alcuni dati di riferimento assunti dal governo, tra cui quello che considera una produzione del 65% di CSS (Combustibile Solido Secondario) dagli impianti di pretrattamento, perché “è un dato che appare decisamente eccessivo rispetto alla realtà degli stessi impianti di produzione e che non tiene neppure conto dei quantitativi di CSS che rispondendo alle condizioni di cui all'articolo 184-ter del T.U.A. sono utilizzabili in cementifici o centrali termoelettriche (decreto ministeriale 14 dicembre 2013) e che vanno dunque sottratti al computo delle necessità, complessive di incenerimento come rifiuti”.

Secondo il sottosegretario Velo, invece, “il dato di produzione del 65% di CSS è un dato medio nazionale rilevato dall'ISPRA per gli impianti di pretrattamento nel decreto ministeriale 27 gennaio 2007 sulle migliori tecniche disponibile (BAT) e confermato dallo stesso Istituto nell'ultimo rapporto rifiuti urbani 2015”. 

Lo schema di decreto del governo era stato trasmesso il 27 aprile dal ministero dell'Ambiente alla presidenza del Consiglio, che il 29 luglio lo ha trasmesso alle Regioni per l'acquisizione del parere della Conferenza Stato-Regioni. Lo schema di decreto è stato esaminato dalla Conferenza in sede tecnica il 9 settembre e, sulla base dei rilievi sollevati, il ministero dell’Ambiente ha avviato il riesame ancora in corso.