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2020-07-10 22:28

Il ministro Galletti non ama la carbon tax ma il Pd incalza sulla tassazione del carbonio

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Non la amo molto perché non è progressiva. Non dico no alla carbon tax ma prima aspettiamo di vedere dove va l’Europa, perché la situazione è confusa. Inoltre è il caso di aspettare la direttiva europea sulla fiscalità ambientale”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, il 19 novembre, una settimana dopo che la commissione ambiente della Camera dei deputati ha ripreso l’esame delle risoluzioni sui criteri di assegnazione dei proventi delle aste per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra (ETS). E’ stata presentata una proposta di risoluzione unitaria, che nel dispositivo riprende quanto proposto dal Pd, che vuole impegnare il governo “ad adoperarsi in sede europea per rafforzare le misure di riforma del sistema EU-ETS, al fine di renderne efficace il funzionamento complessivo e a promuovere la definizione nelle sedi opportune di misure fiscali di tassazione del carbonio, in modo da costruire un sistema di regole e disincentivi economici coerente e stabile nel tempo, che consenta di rendere onerose le attività economiche che comportano consistenti emissioni di gas serra, in modo da indirizzare le scelte di investimento delle imprese verso tecnologie e attività economiche a bassissime emissioni di carbonio”.

Secondo i 18 membri del Pd membri della commissione ambiente e firmatari della risoluzione, “è sempre più evidente la necessità di introdurre un sistema efficace di carbon tax come sottolineato da numerose organizzazioni internazionali, tra le quali la Banca mondiale; è infatti opportuno introdurre un sistema di tassazione del carbonio con regole chiare, coerenti, uniformi e stabili nel tempo, per dare al sistema delle imprese il giusto incentivo per indirizzare le proprie scelte di investimento verso tecnologie e attività economiche a bassissime emissioni di carbonio”.

Questo anche a fronte del sostanziale fallimento del sistema ETS dell’Unione europea, creato per ridurre le emissioni europee di gas a effetto serra, prevedendo un tetto massimo alle emissioni prodotte dai settori industriali più inquinanti. In base al funzionamento del sistema EU-ETS, una certa quantità di permessi di emissione, ciascuno corrispondente ad una tonnellata di CO2, viene distribuita ai principali emettitori, in alcuni casi gratuitamente in altri attraverso delle aste, che possono poi scambiarli con gli altri soggetti partecipanti al mercato. Ogni impresa può scegliere se investire nella riduzione delle proprie emissioni adottando migliori tecnologie e vendere sul mercato l'eccesso di permessi che rimane a sua disposizione, oppure comprare i permessi da altri operatori, pagando per l'inquinamento prodotto. Nelle intenzioni, questo sistema avrebbe dovuto incentivare le imprese a scegliere di investire nella riduzione delle proprie emissioni, adottando migliori tecnologie, vendendo l'eccesso di permessi che rimaneva a loro disposizione. Col passare del tempo, però, si è creato uno squilibrio tra l'offerta e la domanda di permessi sul mercato, che ha fatto scendere il prezzo del carbonio e spinto gli investitori ad evitare di investire in tecnologie a basse emissioni di carbonio, vanificando il ruolo dell'ETS.

Per cercare di ovviare a questi problemi, lo scorso settembre il Consiglio dei ministri dell’Ambiente dell’Unione europea ha approvato la creazione di una riserva stabilizzatrice del mercato dell’ETS, che sarà operativa dal 2019. Con questo nuovo sistema, nel caso in cui in un dato anno il numero totale di quote di emissione superi una determinata soglia, una percentuale di quote sarà ritirata automaticamente dal mercato e integrata nella riserva. Nel caso contrario, le quote contenute nella riserva saranno reimmesse sul mercato.

A questa crisi del sistema ETS si aggiungono le varie frodi a cui esso ha dato luogo e che tra il giugno 2008 e il dicembre 2009 sono ammontate ad almeno cinque miliardi. Un rischio di frodi che, secondo la Corte dei conti europea, permane.

Una stroncatura dell’ETS è venuta anche dall’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, che al punto 171 afferma che “la strategia di compravendita di ‘crediti di emissione’ può dar luogo a una nuova forma di speculazione e non servirebbe a ridurre l’emissione globale di gas inquinanti. Questo sistema sembra essere una soluzione rapida e facile, con l’apparenza di un certo impegno per l’ambiente, che però non implica affatto un cambiamento radicale all’altezza delle circostanze. Anzi, può diventare un espediente che consente di sostenere il super-consumo di alcuni Paesi e settori”.