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2020-07-13 17:43

Promotori del referendum divisi alla meta

QUEL CHE C’È DA SAPERE

“Chi si alza e dice «No alle trivelle!» dice una cazzata”. Lo ha dichiarato al Foglio Marcello Pittella, presidente della Basilicata, una delle nove Regioni promotrici del referendum del 17 aprile. “Non è un referendum contro il governo e non è un referendum sul petrolio. Lo dico a Emiliano (governatore della Puglia, ndr) e a tutti quei reduci che vogliono strumentalizzare il referendum per una rivincita sul governo Renzi”, aggiunge Pittella. “Si tratta solo di dire se una concessione dura 20 anni o fino a esaurimento del giacimento. Ho avuto una posizione netta di confronto col governo, che ha recuperato quasi tutti i punti iniziali della proposta referendaria. Ne è rimasto in piedi solo uno e io coerentemente andrò a votare. Ma il merito ormai è superato: non avremo nelle 12 miglia nuove concessioni, quelle che ci sono andranno a finire e i mari che non le hanno non le avranno. Contesto fermamente l’atteggiamento populista e demagogico di Emiliano e di chi porta avanti una battaglia che col referendum non ha nulla a che fare. Non è in discussione il pro o contro trivelle, né in mare né su terraferma. Non è in discussione la linea politica nel Pd né la corsa alla segreteria nazionale. Si vada a votare ma dicendo la verità ai cittadini”.

Il presidente della Puglia, intervenendo alla trasmissione televisiva Omnibus, aveva detto: “Come si fa a dire che chi ha chiesto il referendum ha chiesto un referendum inutile, e che ha sulle spalle la responsabilità delle spese? Queste sono bugie clamorose che sono state dette purtroppo dal Partito
democratico. E oggi devo andare in direzione a spiegare che non si fa così. Cioè che questo modo di fare va bene per un venditore di pentole ma non per chi ha delle responsabilità di governo”.

Ma di referendum inutile parla anche Ermete Realacci, presidente della commissione ambiente della Camera, che a Linkiesta ha dichiarato: “Io penso sia un referendum inutile, che andava evitato, perché non ha alcun valore pratico…”. Detto questo, Realacci voterà “Sì”.

Referendum su un “tema residuo”, secondo il presidente delle Marche, Luca Ceriscioli, dalle cui parole all’agenzia Dire emerge come il problema reale, più che l’ambiente e la politica energetica, fosse il ruolo delle Regioni. I quesiti referendari sulle trivelle “erano tanti e il ruolo delle Regioni è stato già riassorbito nei quesiti accolti dal governo” con le modifiche inserite nella legge di stabilità. Questo “l'ho riconosciuto al governo”, afferma Ceriscioli, secondo il quale l’ultimo quesito rimasto è “un tema residuo rispetto a un percorso più grande. Io sono molto soddisfatto di quanto si è ottenuto, quest'ultimo elemento chiuderà la partita ma il grosso mi sembra già definito”.

“Io, se fossi governatore, mi preoccuperei di più della depurazione e delle discariche, dove ci sono delle infrazioni Ue e ho dovuto commissariare'”, ha detto a Corriere.it il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, aggiungendo: “Non ho deciso se andrò a votare. Sicuramente se andrò a votare voterò «No»”.