Oggi:

2020-07-13 15:34

Quanto Costa il Pozzo Chiuso

CONTRO IL REFERENDUM NO TRIV

di: 
Pierluigi Vecchia*

Pubblichiamo dal sito Ottimisti e Razionali alcune Considerazioni sulla vita utile del giacimento e chiusura dei pozzi: confusione e inesattezze da precisare

Nel dibattito sul referendum del 17 Aprile, che riguarda fondamentalmente la durata delle concessioni di estrazione di idrocarburi ricadenti all’interno delle 12 miglia dalle coste italiane, si parla spesso di “Vita Utile” del giacimento.

Dubbi vengono sollevati sul controllo delle operazioni svolte sulle piattaforme dalle società petrolifere e sul chi e come decide se un giacimento è esaurito, per legare l’esaurimento del giacimento alla scadenza della concessione.

Nessuno fino ad ora ha detto che le attività di Ricerca e Produzione di Idrocarburi sono sottoposte a stretto controllo dell’UNMIG, Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse, parte della DGRME, Direzione Generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche del Ministero dello Sviluppo Economico.

La DGRME esercita il ruolo ispettivo e divigilanza a mezzo dei laboratori e, soprattutto, delle Sezioni UNMIG territoriali, e per la Sicilia con l’Assessorato all’Energia (per mezzo dell’URIG).

A tali Uffici, dotati di personale tecnico avente qualifica di Ufficiale di Polizia Giudiziaria, compete, in particolare, l'espletamento di compiti istituzionali in materia di gestione tecnica, controllo ispettivo e vigilanza delle installazioni minerarie connesse alle attività di prospezione, ricerca, coltivazione di idrocarburi e stoccaggio di gas naturale in sotterraneo, relative a impianti sia in terra che nel mare territoriale e nella piattaforma continentale.

I funzionari e dirigenti degli uffici UNMIGautorizzano tutte le operazioni che si svolgono sui titoli minerari, effettuando controlli e verifiche sull’operato delle società petrolifere e l’applicazione delle norme vigenti in campo minerario, sicurezza e salute dei luoghi di lavoro e del personale impiegato. Le infrazioni vengono punite con ammende e in caso di gravi negligenze con la revoca della Concessione di Coltivazione o Permesso di Ricerca, nonché dell’arresto delle persone coinvolte.

Tornando alla domanda “chi decide se un giacimento è esaurito”: alcuni esponenti del SI sostengono che prolungare le concessioni fino alla vita utile del giacimento porterebbe le Compagnie a ritardare il momento della chiusura del pozzo o addirittura a non effettuarla per risparmiare.

Si ignora evidentemente chele società petrolifere sono tenute ad inviare mensilmente dei rapporti di produzione, dove devono essere specificati i volumi di idrocarburi prodotti nel periodo. Le quantità prodotte vengono rilevate da misuratori fiscali sigillati e annotate in registri ufficiali. Annualmente, gli operatori devono dichiarare la produzione consuntiva, ovvero quella realmente realizzata, e la produzione preventiva, ovvero quella attesa per il successivo anno, e viene fatta la quadratura tra le quantità misurate, quelle comunicate dall’operatore, quelle registrate nei libri e quelle trasportate e accertate in raffineria. Si tratta di un meccanismo che non consente errori o manomissioni.

Il concessionario è tenuto a dichiarare e motivare all’UNMIG/URIG competente ogni interruzione della produzione Qualora la produzione dal giacimento cessi definitivamente per esaurimento della risorsa o raggiunga livelli non economici, l’operatore è obbligato a comunicare al Ministero dello Sviluppo Economico (o Assessorato all’Energia della Regione Sicilianase il pozzo si trova nell’isola) la fine della vita utile del giacimento.

Dal punto di vista meramente tecnico, i pozzi per la produzione di idrocarburi hanno una loro durata legata alla potenzialità del giacimento. Quando un giacimento si esaurisce, i pozzi smettono di produrre idrocarburi a causa dell’elevata percentuale di acqua di strato che pesando più del gas o del petrolio non permette a questi ultimi (in quantità ormai molto ridotte) di giungere a giorno. Oppure se i volumi di idrocarburi prodotti, rispetto ai volumi di acqua di strato diventano tali da non essere più economici, non ha più senso continuare a produrli. Le infrastrutture necessarie alla produzione di idrocarburi hanno costi di gestione elevatissimi, insostenibili se non c’è produzione.

Sarebbe privo di senso mantenere in vita delle infrastrutture di produzione solamente per evitare che la compagnia petrolifera spenda per il loro smantellamento, come alcune persone poco informate continuano ad affermare in questi giorni.

Altro aspetto molto importante è quello della rimozione degli impianti di produzione (piattaforme a mare e infrastrutture a terra): le compagnie petrolifere hanno l’obbligo di chiudere minerariamente i pozzi, rimuovere e ripristinare i luoghi alle condizioni originarie. Quest’obbligo non è previsto per nessun’altra attività industriale. Le società petrolifere ogni anno devono accantonare nei loro bilanci fondi per le opere di abbandono alla fine della vita utile del giacimento.

 

*Geologo