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2021-09-22 21:45

Boicottare? Preferiamo Aiutare a Risolvere

OLIO DI PALMA SOSTENIBILE

di: 
Carlotta Basili

In occasione della Giornata Mondiale della Terra, il 22 aprile 2021, Amici della Terra Onlus ha annunciato la sua collaborazione con l’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, con lo scopo di promuovere modelli di produzione e consumo responsabili nella filiera dell’olio di palma, a tutela dell’ambiente, della biodiversità e delle comunità locali.

Foto di Orangutan land Trust http://www.forests4orangutans.org/

L’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, nata nel 2015, ha come obiettivo quello di promuovere attivamente la cultura della sostenibilità di questo prodotto, attendendosi ai principi di trasparenza e obiettività scientifica. Attraverso l’organizzazione di campagne di informazione e la promozione e il sostegno a studi scientifici, l’Unione si rivolge a tutti gli attori, pubblici o privati, per favorire la conoscenza della filiera sostenibile dell’olio di palma.

La collaborazione tra Amici della Terra e l’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile nasce da una visione comune: la necessità di incrementare da una parte il meccanismo della certificazione del prodotto e dall’altra la consapevolezza del consumatore affinché possa scegliere attraverso informazioni verificate e non attraverso campagne di boicottaggio indiscriminato.

Il boicottaggio è infatti controproducente dai punti di vista ambientale, economico e sociale: non solo perché la coltivazione di palma da olio costituisce il principale sostentamento di milioni di persone, ma anche perché le coltivazioni di olio sostitutive, avendo una resa inferiore, aumenterebbero la pressione sulle zone restanti di foresta pluviale e sulla biodiversità. Inoltre il boicottaggio penalizza le aziende che operano sostenibilmente e scoraggia quelle che ancora non lo fanno a seguire questo percorso.

Il passaggio alla sostenibilità della filiera dell’olio di palma è promosso non dal boicottaggio, ma dai meccanismi di certificazione. La certificazione RSPO è la più diffusa e nasce nel 2004 da una iniziativa globale multi-stakeholder con l’obiettivo di trasformare i mercati rendendo l’olio di palma sostenibile. Con l’importante revisione del 2018, che ha recepito le raccomandazioni delle principali ONG ambientaliste e sociali, il sistema di certificazione RSPO è stato reso ancora più rigoroso.

L’applicazione di criteri di certificazione RSPO e degli impegni NDPE (No Deforestation, No Peat, No Explotation) del settore privato hanno portato ad importati risultati positivi.

I dati relativi alla deforestazione nel 2020 (Global Forest Watch) in Indonesia e Malesia, che rappresentano l’85% della produzione mondiale di olio di palma, mostrano evidenti segnali di un’inversione di tendenza rispetto all’incremento globale della perdita di foreste primarie (12%): entrambe i paesi hanno infatti notevolmente ridotto il tasso di deforestazione per il quarto anno consecutivo.

Risultati positivi sono stati confermati anche dall’ultimo rapporto di CDP (Carbon Disclosure Project) che elogia l’impegno dell’industria dell’olio di palma, che tra le 7 commodity indagate (olio di palma, legno, allevamento bovini, soia, gomma, cacao e caffè) è l’unica a far registrare progressi.

In Italia, nel 2019 ben il 92% dell’olio di palma utilizzando dall’industria alimentare è certificato sostenibile RSPO. Il restante 8% proviene comunque da produttori che hanno adottato politiche di sostenibilità NDPE, ovvero impegnati nella lotta alla deforestazione, allo sfruttamento delle torbiere, dei lavoratori e delle comunità locali.

Tra i membri sostenitori dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile troviamo anche l’ONG Orangutan Land Trust, che si occupa della tutela degli oranghi e della conservazione dei loro habitat naturali, la cui Fondatrice e Direttrice Esecutiva, Michelle Desilets, ha pubblicato una lettera aperta in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente.

Michelle Desilets afferma che “Gli impatti sulla biodiversità dell'olio di palma convenzionale negli ultimi decenni sono stati certamente catastrofici. È evidente che non possiamo cancellare ciò che è accaduto ma è altrettanto chiaro quello che invece possiamo e dobbiamo fare: arrestare le azioni che oggi continuano a provocare deforestazione, adottare idonee misure di prevenzione ed intervenire con azioni significative e di scala per ripristinare ciò che è stato danneggiato.”.

Nella lettera si sostiene che il boicottaggio e l’utilizzo di claim "senza olio di palma" avvengano soprattutto per ragioni di marketing, per cui non contribuiscono alla soluzione del problema.

La fondatrice dell’Orangutan Land Trust offre invece delle alternative: “Suggerisco di chiedere ai coltivatori di palma da olio di porre fine alle pratiche distruttive associate alla produzione convenzionale, di adottare tutte le misure necessarie per prevenire futuri impatti negativi e di investire in soluzioni che siano in armonia con la natura al fine di contribuire al ripristino degli ecosistemi. Propongo di chiedere ai commercianti e agli acquirenti di olio di palma, inclusi produttori e catene della distribuzione, di approvvigionarsi immediatamente ed esclusivamente di olio di palma certificato sostenibile secondo una delle catene di custodia RSPO e di investire in progetti di ripristino degli ecosistemi. Propongo di chiedere ai governi dei paesi produttori e consumatori di sostenere le catene di approvvigionamento sostenibili e di contribuire essi stessi al ripristino dell'ecosistema.”.

Conclude incoraggiando i consumatori a fare la propria parte, sostenendo le aziende che utilizzano olio di palma sostenibile e chiedendo alle altre di adottare politiche di sostenibilità.