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2021-10-21 04:54

Il treno dei desideri

VECCHIE LINEE SECONDARIE

di: 
Leonello Serva

Certe volte sarebbe bello viaggiare guardando fuori dal finestrino, come un tempo.

Linee complementari. Un’espressione del gergo ferroviario nella quale si raggruppano realtà diverse: dai treni sovraffollati del pendolarismo, croce senza delizia di chi deve raggiungere quotidianamente i centri della propria regione, fino a linee semisconosciute, nate talvolta nell’ambito di progetti più ampi poi accantonati, o semplicemente per svolgere quel servizio di collegamento tra realtà un tempo di maggiore rilievo locale, linee oggi spesso al limite della sopravvivenza.

Mette tristezza, stando fermi a un passaggio a livello lungo una di quelle linee, il veder poi passare un convoglio con il locomotore diesel, vecchiotto, pieno di scritte, il più delle volte quasi vuoto.

Eppure, quelle linee attraversano spesso zone di grande interesse paesaggistico, offrendo scorci non di rado irraggiungibili altrimenti; fanno sosta in paesi ricchi di arte, di storia, e anche di grandi tradizioni culinarie. Non è un caso che qualche linea soppressa – pensiamo alla Toscana - abbia conosciuto una nuova vita con treni turistici, anche utilizzando materiale d’epoca, in qualche caso locomotive a vapore. Un’intelligente riqualificazione di linee secondarie è stata fatta nella provincia di Bolzano, con il recupero e il restauro di stazioni storiche della Val Pusteria o della Val Venosta, che l’ha resa funzionale al movimento locale e gradevole per quello turistico.

Perché allora non riscoprire e non rivitalizzare quelle ferrovie, certamente non poche in un paese come l’Italia, forse utili per la loro destinazione attuale, ma anche sfruttabili per il loro potenziale turistico e farne un qualcosa di forte interesse a fini naturalistici, culturali, gastronomici, religiosi, storici. D’altra parte, in altri paesi vi sono treni noti per la loro “vocazione turistica”. Basti pensare alla splendida ferrovia che attraversa i grandi parchi statunitensi o a quella dei parchi periglaciali del Canada.

Vogliamo parlare di una di queste possibili linee secondarie da scoprire, la Terni-Rieti-L’Aquila- Sulmona.

Questa vecchissima ferrovia (realizzata tra il 1870 ed 1880) attraversa tutta la catena appenninica in uno dei suoi tratti più belli e collega città e luoghi ricchi di storia quali Rieti, Cittaducale, Antrodoco, L’Aquila e Sulmona.

Tracciato schematico della Linea. Da: www.lefferrovie.it

Nell’idea originale dei progettisti essa avrebbe dovuto collegare il Nord ed il Sud senza passare per Roma. Per realizzarla ci sono voluti 35 viadotti (il più lungo, tra Stroncone e Marmore, ha 16 arcate) e 31 gallerie, di cui 4 lunghe più di mille metri.

L’imbocco di una delle tante gallerie nel tratto che costeggia il fiume Aterno. Da: www.tafter.it

La linea, lunga 164 chilometri, parte da Terni e, passando per la parte orientale della città, si arrampica gradualmente per superare il dislivello delle Marmore (una delle più belle cascate europee, alta in totale 165 metri). Dalle Marmore, passando al lato del caratteristico lago di Piediluco, si entra nella ubertosa Conca di Rieti (o Piana del Velino o anche Valle Santa in quanto ospita 4 famosi santuari francescani: Greccio, Fonte Colombo, La Foresta e Poggio Bustone) e si trovano le stazioni di Labro, Moggio, Greccio (noto per il primo Presepe vivente della storia, fatto da S. Francesco nel 1223), Contigliano (che sorge intorno a un borgo medioevale di notevole interesse) e Poggio Fidoni. Dopo Rieti la linea entra nella Valle del Velino e il percorso diventa più tortuoso ed acclive passando per Cittaducale (fondata dagli Angioini tra il XIII ed il XIV per consolidare i confini settentrionali del Regno di Napoli e sede di tantissima storia nei palazzi e nella struttura architettonica),  le sorgenti del Peschiera (grandiose sorgenti che dal tempo dell’antica Roma, riforniscono di acque la città eterna; crediamo che quest’area abbia un primato nel mondo per qualità e quantità di sorgenti) e il piccolo comune di Castel Sant’Angelo e quindi si arriva ad Antrodoco/Borgo Velino (la romana città sabina di Interocreo lungo la Salaria romana) ai piedi del Monte Giano.

Veduta di un tratto della ferrovia. Da: www.abexpress.it

Da qui, si inizia l’arrampicata sul maestoso Monte Giano per raggiungere l’altopiano di Monte Corno ed entrare in Abruzzo. Nella stazione di Sella di Corno si raggiunge l’altitudine massima di quasi 1000 metri.

La ferrovia in inverno presso Sella di Corno. Da: www.graftreni.it

Da Sella di Corno, si scende ripidamente verso L’Aquila. Da qui in poi, la ferrovia segue il corso del fiume Aterno, che dopo la stazione di San Demetrio ne Vestini, si insinua in una valle selvaggia, ricoperta di boschi. A Molina Aterno, la ferrovia entra nell’angusta valle di San Venanzio giungendo a Raiano. Il binario serpeggia ancora nella Valle Peligna fino ad affiancare la linea da Pescara e termina nella stazione di Sulmona. Il tempo per coprire i 164 chilometri non è da TAV: 4-5 ore, in funzione delle coincidenze. Alcune stazioni danno la sensazione unica di un tuffo nel passato.

Per un servizio a carattere turistico, si potrebbe pensare a escursioni più o meno lunghe: da quelle tra due o tre delle città attraversate, a quelle di un’intera giornata, partendo anche da Roma e ritornando a Roma attraverso la linea Roma Pescara. Naturalmente occorrerebbero dei convogli idonei, con carrozze panoramiche, e magari facendo funzionare, nei giorni adatti, un bel vagone ristorante che offra piatti tipici delle zone. Vedendo un treno così transitare al passaggio a livello, non si avvertirebbe certo alcun senso di tristezza.